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Home » I deputati tornano al lavoro. L’agenda è fitta

I deputati tornano al lavoro. L’agenda è fitta

Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
31 Agosto 2012
in Senza categoria

Il Parlamento europeo torna in attività dopo la pausa estiva e ad attenderlo ci sono diversi fondamentali provvedimenti da approvare entro l’autunno volti soprattutto a frenare la crisi economica.

Si inizia questo lunedì con un’audizione, a porte chiuse del presidente della Bce Mario Draghi in Commissione economica. Poi saranno ascoltati anche i commissari Olli Rehn, Michel Barnier e Joaquin Almunia, per aiutare i deputati nella preparazione di un rapporto su una “genuina unione economica e monetaria”. Altre commissioni, come quella sui Diritti umani, cominceranno a lavorare la prossima settimana, ma per la plenaria si riparte il 10 settembre con la prima sessione a Strasburgo durante la quale è atteso (il 12) il discorso annuale sullo stato dell’Unione che pronuncerà Jose Manuel Barroso. Lo scorso anno il Presidente della Commissione europea aveva parlato dell’importanza di rilanciare la crescita sostenibile, del controllo dei mercati, del sostegno alla Grecia e della lotta all’evasione. Non possiamo conoscere i contenuti del prossimo discorso ma non è difficile immaginare che dovrà certamente ritornare su questi argomenti, con un tocco sulle riforme di governance alle quali si sta lavorando, come la vigilanza bancaria unica.

La discussione più spinosa in Aula e tra le istituzioni sarà quella sul Bilancio per il 2013. Il progetto ammonta a 151 milioni di euro (+ 2% rispetto al bilancio 2012) in stanziamenti d’impegno (cioè quanto l’UE può impegnarsi a investire con contratti e appalti) e a 138 milioni di euro (+ 6,8% rispetto al bilancio 2012 ) in stanziamenti di pagamento (cioè i pagamenti effettivi da eseguire). Ma su quest’ultima cifra, prima di arrivare al voto finale di ottobre, ci sarà sicuramente battaglia tra Parlamento e Consiglio europeo perché i Ventisette vorrebbero ridurla a 132,6 milioni di euro attuando tagli su ricerca, politiche di coesione e fondi per le Piccole e medie imprese. I parlamentari non vogliono saperne invece di tagliare e per risparmiare, in un momento delicato come questo, hanno pensato di chiedere di eliminare una delle due sedi del Parlamento. Come se non bastasse bisognerà poi stabilire il Quadro finanziario pluriannuale 2014-2020, ovvero le previsioni di spesa per il futuro dell’Ue, un altro argomento su cui il dibattito sarà sicuramente acceso.

E ogni volta che si parla di budget torna centrale il problema di come reperire le risorse. Secondo i trattati, infatti, il bilancio Ue deve essere completamente finanziato con “risorse proprie”. Strasburgo chiede però nuove fonti per ridurre il livello dei contributi nazionali, basati sul reddito nazionale lordo, dal 75 al 40% per il 2020. Una di queste fonti potrebbe essere la cosiddetta Tobin Tax: proposta dalla Commissione, approvata con alcune riserve dal Parlamento e in attesa di ricevere il parere del Consiglio, la Tobin è una una tassa sulle transazioni finanziarie che sarebbe applicabile a tutti gli scambi tra istituti finanziari e l’aliquota sarebbe fissata allo 0,1% per ogni transazione di azioni o obbligazioni, e allo 0,01% per i contratti derivati. Secondo le stime potrebbe creare un gettito annuale di 57 miliardi di euro, ovvero più di un terzo del Bilancio dell’Ue, soldi che potrebbero essere reinvestiti per la crescita o per programmi di welfare, almeno secondo i sindacati e i partiti della sinistra, maggiori sostenitori del provvedimento.

Altra importante votazione prevista in autunno e che inciderà direttamente sull’economia europea è l’aggiornamento del pacchetto MiFID (Markets in Financial Instruments Directive). Il testo (che verrà utilizzato come base per la proposta che la Commissione farà nel negoziato con gli Stati membri) dovrebbe servire a regolamentare meglio i mercati e proteggere gli investitori occupandosi di strumenti quali il trading ad alta frequenza e la speculazione sulle commodities.

Tra le misure per rilanciare l’economia reale è prevista la riforma della PAC, la Politica agricola comune (a partire dal 2014). L’agricoltura da sola attualmente impegna circa un terzo del bilancio dell’Ue. La commissione Agricoltura dovrebbe votare il testo da mandare in aula verso la fine dell’autunno (uno dei relatori è Giovanni La Via, del Pdl, e il presidente della Commissione è Paolo De Castro de Pd) con proposte per ridurre la burocrazia, semplificare il pagamento dei coltivatori e i controlli su come i fondi vengono utilizzati, e sostenere i giovani agricoltori, aiutandoli nei contratti di locazione grazie all’utilizzo dei Fondi per lo sviluppo rurale.

Sul versante dei diritti civili in dirittura d’arrivo, infine, la direttiva sull’assistenza e la protezione delle vittime di reato che armonizzerà i diversi sistemi penali per garantire alle vittime uguali standard di supporto e di diritti sia nel loro paese d’origine che in ognuno degli Stati membri. La normativa dovrebbe essere votata già nella prima seduta Plenaria e dovrà a quel punto ricevere soltanto l’ok del Consiglio per divenire operativa.

Dopo un complesso negoziato con il Consiglio arriva in Aula l’accordo sulla direttiva per l’Efficienza energetica. La proposta prevede misure stringenti per ridurre i consumi energetici del 20% entro il 2020. L’obbiettivo verrebbe raggiunto grazie, ad esempio, al rinnovamento degli edifici con tecnologie eco-sostenibili, maggiore trasparenza nelle bollette, incentivi per l’installazione di impianti di condizionamento a basso consumo. Secondo le previsioni grazie a queste misure non solo si ridurrà l’impatto ambientale ma si darà anche un forte impulso all’economia creando milioni di posti di lavoro.

Alfonso Bianchi ©Eunews.it

Tags: BarrosoIstituzionipacparlamento europeostato dell'unione

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