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Home » Cultura » L’Europa insegna, a tutti, su internet

L’Europa insegna, a tutti, su internet

Un progetto nato nel 2012 a Stanford al quale partecipano 62 atenei nel mondo. Corsi gratuiti in tante discipline, spesso non serve neanche iscriversi.

Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
1 Marzo 2013
in Cultura

Un progetto nato nel 2012 a Stanford al quale partecipano 62 atenei nel mondo
Corsi gratuiti in tante discipline, spesso non serve neanche iscriversi

SapienzaNumerose università europee, fra cui la Sapienza di Roma, hanno aderito a Coursera, il network nato nell’aprile del 2012 su iniziativa di due docenti dell’Università di Stanford, Daphne Koller e Andrew Ng, con l’obiettivo di creare uno spazio sul web dove chiunque possa partecipare a corsi on-line gratuiti su diverse materie e in varie lingue.

Il consorzio di atenei dispone di una piattaforma per il “Massive open online course” (Mooc), un mezzo assai innovativo per la formazione a distanza su larga scala. Con questo avveniristico sistema di diffusione del sapere non si paga nulla per accedere ai corsi e in alcuni casi non è neanche necessario iscriversi.

A Coursera partecipano ben 62 università di tutto il mondo, tra cui Princeton, Pennsylvania, Michigan, Stanford, Honh Kong e Tokyo. Gli atenei europei sono ben rappresentati da un nutrito gruppo di università, fra cui l’Ecole Polytechnique di Parigi, la Technische Universität München, l’olandese Leiden University,la  Technical University of Denmark e l’University of Copenhagen, l’Universitat Autònoma de Barcelona e la IE Business School, sempre spagnola. Gli studenti di Coursera, oltre a seguire i corsi online, possono mettersi alla prova con esercizi e partecipare a un forum per confrontarsi con docenti e altri studenti provenienti da ogni parte del globo.

Il network ha avuto un successo straordinario, raccogliendo in meno di un anno quasi 3 milioni di iscritti in tutto il mondo. Molti utenti di Coursera provengono dai cosidetti Brics – Brasile, Russia, India e Cina – che sono in questo momento i paesi dove maggiore è la richiesta di innovazione e imprenditorialità, ma si contano anche parecchi iscritti provenienti dall’Europa e dagli Usa. Tanti gli argomenti trattati dalle università europee su Coursera: da un corso introduttivo sugli algoritmi a quello sulla “Game theory”, dalle neuroscienze alla psicologia, allo sport e alla società. Le lingue utilizzate per le lezioni sono l’inglese, il francese, lo spagnolo, l’italiano e il cinese.

La Sapienza, unica università italiana a partecipare al progetto, ha predisposto tre corsi per questa prima fase, due in lingua inglese su materie umanistiche ed uno di fisica in italiano. “Early Renaissance Architecture in Italy: from Alberti to Bramante”, è il corso curato dal professor Francesco Paolo Fiore; “Recovering the Humankind Past and Saving the Universal Heritage”, è invece a cura del professor Paolo Matthiae (l’archeologo scopritore della città di Ebla in Siria, per intenderci);  “La visione del mondo della relatività e della meccanica quantistica”, è infine il corso di fisica in lingua italiana tenuto dal professor Carlo Cosmelli. Le lezioni avranno inizio il prossimo autunno. 

“I corsi online rappresentano qualcosa in più e di diverso dai corsi tradizionali – spiega il professor Cosmelli – un qualcosa che difficilmente potrà sostituire il ruolo dei corsi frontali”. Tuttavia la loro utilità è indiscutibile. “Penso a due tipologie di lezioni: – continua il docente – intanto i corsi di base o preparatori che forniscono le conoscenze necessarie per accedere ai corsi standard, come i corsi di pre-calculus offerti da Coursera, che rappresentano una sorta di ripasso delle nozioni del liceo. Oppure ci sono i corsi che danno un’idea generale di una certa area tematica, per creare una base culturale e per informare su cosa si studia in un certo ambito”.
I corsi di Coursera o iniziative analoghe potrebbero diventare, in prospettiva, un valido aiuto dell’Europa e degli U.s.a. per lo sviluppo sociale e culturale dei paesi emergenti? “Lo scambio è sicuramente utile”, conferma il docente della Sapienza, “il miglioramento futuro, però, penso che dipenderà da quanto ogni singolo paese vorrà investire in cultura, università e ricerca”.

Laura Gobbo

per saperne di più, se ti è sfuggito l’iperlink sopra, clicca qui.

 

 

Tags: cosmellicourseragobbola sapienzastanford universityuniversità

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