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Home » Cultura » La Francia la spunta: l’audiovisivo sarà fuori dall’accordo commerciale con gli Usa

La Francia la spunta: l’audiovisivo sarà fuori dall’accordo commerciale con gli Usa

Parigi temeva che dall'intesa l'industria culturale europea (e sua, in particolare) potesse essere schiacciata dai giganti d'oltreoceano. Dopo una trattativa lunga e solitaria la ministra Bricq ha avuto la meglio, anche sull'Italia

Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
15 Giugno 2013
in Cultura

Parigi temeva che dall’intesa l’industria culturale europea (e sua, in particolare) potesse essere schiacciata dai giganti d’oltreoceano. Dopo una trattativa lunga e solitaria la ministra Bricq ha avuto la meglio, anche sull’Italia

Nicole Bricq
Nicole Bricq

La Francia ha vinto: le trattative formali per l’accordo commerciale con gli Usa potranno partire, ma l’audiovisivo resterà fuori. E’ stato un negoziato durissimo, durato oltre 12 ore, con al ministra Nicole Bricq, una donna dal fisico gentile e dalla volontà marmorea che non ha ceduto di un millimetro (a differenza di quanto hanno fatto altri paesi, tra i quali l’Italia) e non si è fatta spaventare dalla Commissione che ammoniva che se fosse stato tolto l’audiovisivo chissà che prezzo avrebbero fatto pagare da Washington. Insomma, era il classico fasciarsi la testa preventivo che l’esecutivo comunitario fa sempre durante i negoziati commerciali, che di solito portano a questi risultati: grandi vantaggi per le grandi aziende, chiusura delle medio-piccole, e invasione dei prodotti del paese con il quale si fa l’accordo. Avete notato quanti telefoni e tv Samsung ci sono ora in giro e quanti pochi Nokia sono rimasti? E’ il frutto dell’accordo commerciale con la Corea del sud, sul quale (minuscolo in proporzione al nostro) mercato neanche siamo riusciti a invaderli di nostre auto e tanto meno moto.

Con gli Usa la Francia temeva che potesse succedere la stessa cosa nel settore dell’audiovisivo e dunque voleva che la cose fosse fuori dalla regolamentazione futura. Altri, come l’Italia, si erano accontentati di approssimative e vaghe promesse, il tutto nel silenzio degli Usa che, a dire il vero, non sembrano al momento particolarmente agitati per questa partita.

Contento anche David Cameron, che ospiterà la prossima settima ail G8 in Irlanda del Nord, dove potrà offrire l’avvio dei negoziati a Barak Obama. Si tratta del più grande accordo commerciale mai stipulato (se si arriverà alla firma finale) e probabilmente già lunedì pomeriggio questi due leader più il presidente del Consiglio Ue Herman van Rompuy faranno insieme una dichiarazione pubblica al proposito a margine del Vertice irlandese.

“E’ una grande giornata per la cultura europea. Con l’esclusione dei servizi culturali e audiovisivi dall’accordo commerciale con gli Stati Uniti da parte del Consiglio dei ministri del Commercio estero, vince la linea per cui ci siamo battuti al Parlamento europeo”. Lo dichiarano in una nota il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, David Sassoli, e l’eurodeputata democratica membro a Bruxelles della commissione Cultura, Silvia Costa. “Riaffermare con forza l’eccezione culturale nei negoziati bilaterali, in particolare nei confronti di chi detiene l’industria più forte del mondo, è una vittoria dei creativi e degli operatori culturali e, soprattutto, è una vittoria che appartiene a tutti coloro che si sono battuti per questo esito, come la delegazione del Partito democratico a Bruxelles”. “Avremmo preferito che non risultasse una battaglia di un solo Paese, perché molti anche nel governo italiano si sono mostrati sensibili e attenti all’impatto che avrebbe avuto una decisione diversa. Ma è comunque importante che alla fine sia diventata una decisione europea”.

Per saperne di più:
– Parigi difende l’ultima frontiera della cultura europea contro gli Usa

Tags: AudiovisivoBricqDavid SassoliLussemburgo accordo Ue-Usasilvia costa

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