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Home » Cronaca » Peacelink a Ue: ecco perché non serve ecatombe ulivi in Puglia

Peacelink a Ue: ecco perché non serve ecatombe ulivi in Puglia

Lorenzo Consoli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LorenzoConsoli" target="_blank">@LorenzoConsoli</a> di Lorenzo Consoli @LorenzoConsoli
24 Marzo 2015
in Cronaca
Xylella

Bruxelles – L’organizzazione ambientalista pugliese Peacelink ha portato nuovi dati e prove scientifiche alla Commissione europea per cercare di convincerla a fermare l’ecatombe di ulivi che – in base alle informazioni del governo Italiano e con il suo accordo – l’Esecutivo comunitario ha ordinato di attuare nelle zone del Salento affette dal batterio Xylella fastidiosa, indicato come responsabile della crescente diffusione del fenomeno del disseccamento rapido degli alberi.

Peacelink (che agisce anche per conto del Comitato Spazi Popolari, un’associazione di base salentina di cittadini e agricoltori che lotta per salvare gli ulivi) ha scritto una lettera al commissario responsabile Ue per la Salute e la Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, denunciando “l’enorme errore” che, a suo dire, si sta commettendo nel perseguire un piano di eradicamento della Xylella basato su presupposti scientificamente infondati.

Secondo l’Ong, la strage degli alberi non solo è estremamente dannosa per l’ambiente, l’agricoltura, il paesaggio e l’economia del Salento, ma è anche inutile a contenere il contagio della Xylella e a fermare il disseccamento rapido degli ulivi.

In realtà, afferma Peacelink sulla base di quattro diversi studi del Dipartimento di Agronomia dell’Università di Foggia, e dell’esperienza acquisita sul campo da circa 200 ulivicoltori su 500 ulivi, è fortemente probabile che il disseccamento rapido sia provocato innanzitutto dall’aggressione di alcune specie di funghi, insieme ai danni provocati dalle larve di una falena (il Rodilegno giallo), che debilitano le piante e ne indeboliscono le difese, spianando così la strada, eventualmente (ma non sempre) anche alla Xylella. In altre parole, il ceppo del batterio presente in Salento, da solo, non sarebbe in grado di attaccare piante in salute, ma solo piante già malate.

La terapia dovrebbe quindi consistere in un trattamento che elimini innanzitutto i funghi, e che rafforzi la salute delle piante e le loro difese. E’ quello che stanno facendo, con buoni risultati, gli ulivicoltori in molte zone nel cuore dell’area dichiarata focolaio dell’infezione da Xylella.

Gli alberi trattati contro i funghi si rigenerano, riprendono a produrre foglie e in breve si ristabiliscono, mentre quelli non trattati si disseccano e muoiono, afferma Ivano Gioffreda, del Comitato Spazi Popolari, che ha registrato le prove visive del recupero delle piante in un video girato nei giorni scorsi. Il video è uno dei documenti presentati da Peacelink alla Commissione europea.

Peacelink ricorda anche che, nonostante la Xylella sia apparsa nel 2013, non sono ancora stati effettuati test di patogenicità affidabili, o se lo sono stati non sono mai stati resi pubblici, che permettano di dimostrare il legame di causa-effetto fra la Xylella e la sindrome da disseccamento rapido dell’Ulivo.

“La Commissione europea – scrive l’Ong al commissario Andriukaitis – rischia di condannare a morte l’intero ecosistema della Puglia sulla base di risultati di test che non hanno neanche accertato la patogenicità della Xylella in quegli alberi. I test effettuati dalle autorità italiane sono stati affrettati, parziali e inconcludenti”.

La lettera si conclude con l’avvertimento che potrebbero esserci “conseguenze politiche” per la Commissione europea, “se la distruzione di un milione di ulivi si dimostrasse non solo non necessaria, ma anche inutile”.

Oggi pomeriggio, al Parlamento europeo a Bruxelles, la questione della Xylella sarà oggetto di un dibattito in commissione Agricoltura, in presenza del commissario Andriukaitis.

Lorenzo Consoli per Askanews

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