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Home » Economia » Imu, Bankitalia: “Rischio che i tagli non funzionino se non permanenti”

Imu, Bankitalia: “Rischio che i tagli non funzionino se non permanenti”

Palazzo Koch dà ragione alla Commissione Ue indicando la riduzione fiscale sul lavoro come più utile per il sostegno alla crescita. Intervento indicato nel Def solo a partire dal 2017. Intanto il governo disattiva l’aumento dei carburanti

Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
29 Settembre 2015
in Economia

Roma – Anche Bankitalia si inserisce nella disputa sul taglio delle tasse, che ieri ha avuto l’ennesimo botta e risposta tra Roma e Bruxelles. Riguardo all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, promessa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi ma biasimata dalla Commissione europea, secondo Palazzo Koch c’è il rischio che non dispieghi gli effetti desiderati. In audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Sanato, il vicedirettore generale dell’istuituto, Luigi Federico Signorini, ha ricordato che l’imposta è stata oggetto di 5 interventi negli ultimi 7 anni. Il rischio, per il dirigente, è che dunque i contribuenti non considerino definitiva l’eliminazione. Ciò frenerebbe la loro propensione al consumo e, di conseguenza, non produrrebbe un aumento della domanda interna e quindi del Pil. Un pericolo che lo stesso Renzi, tuttavia, scongiura, garantendo che l’abolizione riguarderà “tutti e sarà per sempre”.

Su come stimolare lo sviluppo economico attraverso la leva fiscale, Signorini dà ragione alla Commissione europea e indica altre priorità rispetto al taglio di Imu e Tasi. “Tra gli interventi più direttamente capaci di innalzare la crescita”, sostiene, ci sono quelli “destinati a ridurre il carico fiscale sui fattori della produzione”. Dalla recente Nota di aggiornamento al Def, sottolinea l’esponente di Bankitalia, emerge però che tali misure sono programmate “solo dal 2017”.

Palazzo Koch mantiene una ulteriore riserva sulla politica economica del governo. Ne critica la scelta di rallentare il percorso di riduzione del debito. La strategia di Palazzo Chigi e Via XX Settembre punta ad allentare l’austerità per favorire investimenti e ripresa. Secondo Signorini dovrebbe invece approfittare delle condizioni macroeconomiche “particolarmente favorevoli” per “consolidare il processo di riequilibrio della finanza pubblica”. Anche perché, aggiunge, “non dureranno indefinitamente”. E per ridurre i rischi che mutamenti improvvisi (leggi crisi cinese, terremoto nel settore auto e altri possibili fattori di instabilità) possano invertire il ciclo economico, “sarebbe altresì prudente assicurare un margine di sicurezza”. Bisognerà comunque attendere la presentazione della legge di stabilità per dare giudizi effettivi sulle scelte dell’esecutivo, riconosce Signorini.

Intanto, oggi il governo ha provveduto a disattivare la clausola di salvaguardia relativa all’aumento delle accise sui carburanti. Prolungando al 30 novembre i termini per la ‘voluntary disclosure’ – meccanismo che consente il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero, a fronte del pagamento delle tasse e di una sanzione notevolmente ridotta – il Consiglio dei ministri ha individuato nelle entrate attese da questa proroga la copertura per scongiurare il rincaro su benzina e gasolio, che altrimenti sarebbe scattato da domani per effetto della bocciatura, da parte della Commissione europea, del meccanismo di ‘reverse charge’ sull’Iva. Una decisione che aveva causato un buco di oltre 700 milioni di euro.

Sull’eliminazione delle altre clausole di salvaguardia, tra cui quella che prevede un aumento dell’Iva, avanza qualche dubbio Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb). Perplessità legate soprattutto al futuro, perché, fa notare, nella Nota di aggiornamento al Def “si dice che verranno disattivate” le clausole previste “nel 2016, quindi si può ipotizzare che non vengano disattivate negli anni successivi”. Incertezze che potranno essere fugate solo “quando vedremo la legge di Stabilità”.

Ancora una volta un rimando al progetto di bilancio che verrà presentato il 15 ottobre. Da quel documento si capirà anche, secondo Pisauro, se l’Italia soddisferà i requisiti per ottenere da Bruxelles il riconoscimento della flessibilità cui il governo ha annunciato di voler ricorrere. Estendere anche a quest’anno la clausola sulle riforme strutturali, ha indicato il presidente dell’Upb, “richiede l’indicazione di nuove riforme rispetto alla scorsa primavera”. Interventi che “nella Nota non sono esplicitati”, aggiunge, ma “lo saranno, immagino, nella legge di Stabilità”. Riguardo alla clausola sugli investimenti, conclude Pisauro, “i requisiti sono rispettati”. Tuttavia, “occorre vedere se gli investimenti inseriti saranno effettivamente aggiuntivi”.

Tags: accise carburantiBankitaliaclausole salvaguardiacommissione ueDefflessibilitàGiuseppe Pisauroimulegge di stabilitàLuigi Federico SignorinirenziTasitasse

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