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Home » Politica Estera » Brexit, Londra dovrà trovar lavoro a 2.000 funzionari europei

Brexit, Londra dovrà trovar lavoro a 2.000 funzionari europei

Nelle istituzioni Ue i funzionari britannici saranno progressivamente emarginati e demotivati, ma Londra non potrà abbandonare i suoi "civil servant"

Ezio Baldari</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@eziobaldari" target="_blank">@eziobaldari</a> di Ezio Baldari @eziobaldari
11 Dicembre 2015
in Politica Estera
brexit, funzionari, ue

Aggiornato al 24 giugno 2016

Bruxelles – Tra i circa 2.000 britannici che lavorano nelle istituzioni europee alcuni forse perderanno il posto di lavoro, ma di centro tanti il loro ruolo molto ridimensionato a Bruxelles visto che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. E’ uno degli “effetti collaterali” della Brexit decisa con il referendum indetto dal governo di David Cameron.

Nelle istituzioni europee da anni le “quote” nazionali sono state abolite, chi ci entra ora come dipendente è semplicemente un cittadino dell’Unione che ha vinto un concorso pubblico. Dunque con il progressivo esaurimento, per pensionamento, dei lavoratori che erano stati assunti con criteri sempre selettivi ma in base a “riserve nazionali”, sono saltate tutte le quote, vinca il migliore. Basta che  sia cittadino dell’Unione, “occorre essere cittadini di un paese dell’Ue”, spiega la Commissione europea nel suo sito, (a parte rarissimi casi di personale di staff dei commissari, chi scrive ne conosce solo uno, e rare aperture per funzionari di nuovi Paesi che hanno terminato il processo di adesione). Però si tratta in realtà di una prescrizione che vale solo per essere ammessi al concorso, dopo il posto di lavoro si mantiene anche se si perde la nazionalità comunitaria. Nessuno dunque perderà lo stipendio, ma di certo le possibilità di mantenere posizioni elevate e di fare carriera si riducono al lumicino. E di certo non ci saranno nuove entrate. Sarà una sorta di ‘ruolo ad esaurimento’. Non è mai successo prima, ci saranno dei tempi non brevissimi per tutti, ma non si potrà evitare di ricollocare i sudditi della regina Elisabetta negli uffici di Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo e tutte le altre città in Europa e nel Mondo dove ci sono istituzioni dell’Unione europea.

Più rapida sarà la partenza degli assistenti degli eurodeputati britannici (che non sono tutti sudditi dell regina Elisabetta II) poiché alle prossime elezioni, nel 2019, la Gran Bretagna non avrà più i suoi rappresentanti in Parlamento europeo.

Ci saranno grandi vantaggi, presumibilmente, per gli aspiranti interpreti irlandesi, dato che ne servono molti di madre lingua inglese, e non essendoci più britannici in questo servizio (per altro già in preoccupante calo da anni) Dublino avrà la possibilità di inviare numerosi suoi cittadini a Bruxelles.

Londra dunque perderà progressivamente ogni influenza nel lavoro interno dell’Unione, mentre negli ultimi anni governo e Parlamento hanno fatto numerosi sforzi per aumentare invece il suo peso, che può essere determinante nel lavoro burocratico e politico che si svolge a Bruxelles. “I cittadini britannici dipendenti dell’Unione europea sono una delle potenziali fonti di influenza britannica nell’Unione” affermava un documento del 2013 elaborato da un comitato speciale della Camera di Comuni, che riprendeva un’affermazione del governo Cameron. Il comitato lavorava sul fatto che nel corso degli anni i britannici sono diventati sempre meno presenti negli uffici dell’Unione europea. I pensionamenti dei vecchi dipendenti non sono stati compensati dalle nuove entrate. Oltremanica non si ama tanto l’idea di vivere “in Europa”, come molti definiscono ‘il continente’, quasi fosse cosa estranea al Regno Unito. E poi molti giovani brillanti preferiscono i migliori salari offerti in patria o in altri Paesi. “E’ un problema serio”, affermava il comitato parlamentare, che chiedeva al governo “di lanciare uno sforzo per aumentare la presenza britannica nello staff delle istituzioni Ue”.

In relazione alla popolazione (12% del totale Ue) il Regno è “significativamente sotto rappresentato”, tra i funzionari dell’Unione, dicono i parlamentari. Negli ultimi anni il crollo delle presenze (generalizzato in tutti gli uffici, un po’ meno al Consiglio) è stato del 24%, ed ora è ad un misero 4,6% del totale, mentre la Francia, con una popolazione simile per numeri, è al 9,7%.

Nelle maggiori istituzioni dell’Unione i numeri sono questi (più o meno, il dato è variabile di giorno in giorno), per i dipendenti britannici: Commissione 1.126 (4,6%), Servizio di azione esterna 150 (4,5%), Parlamento europeo 301 (4,4%), Consiglio europeo 88 (3,2%). Totale 1.633. Ai quali vanno aggiunto i dipendenti di altre istituzioni, come il Comitato delle Regioni o il Comitato economico e sociale, più altre posizioni. Possiamo dire che si tratta di almeno 2.000 persone, con famiglie e un certo indotto che si perderà inevitabilmente. Londra perderà anche la decina di ambasciatori dell’Unione nelle 141 Rappresentanze di Bruxelles in giro per il Mondo.

2.000 persone, dipendenti pubblici anche se non certo del Governo britannico, ai quali Londra non potrà dire solo “arrivederci e grazie”. Chissà come la prenderà l’Ukip di Nigel Farage.

Tags: brexitbritannicicameroncommissione europeafunzionariparlamento europeoreferendumUe

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