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Home » Politica » Parlamento Ue vota sì al secondo lavoro per gli eurodeputati

Parlamento Ue vota sì al secondo lavoro per gli eurodeputati

Gli eurodeputati hanno votato per eliminare il divieto di una seconda occupazione retribuita. Insieme sono state cancellate alcune accuse contro il presidente Schulz. Il processo di voto, svoltosi in modo inusuale, è avvenuto grazie all'appoggio del presidente stesso

Elena Bondesan</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@elena_bondesan" target="_blank">@elena_bondesan</a> di Elena Bondesan @elena_bondesan
29 Aprile 2016
in Politica
parlamento europeo, europarlamentari

Bruxelles – La battaglia per vietare agli europarlamentari un secondo lavoro è stata persa questo giovedì al Parlamento europeo, quando, con una mossa a sorpresa, si è deciso di tagliare qualsiasi futura decisione sulla questione. Gli eurodeputati hanno votato per eliminare un emendamento che imponeva il divieto di una seconda occupazione. La parte cancellata era compresa in una più ampia relazione su come il Parlamento Ue aveva speso le sue risorse nel 2014. La questione del secondo o terzo lavoro è rilevante in relazione al conflitto di interessi che si può creare tra gli impieghi retribuiti nel settore privato, su cui gli europarlamentari legiferano, e le loro funzioni come legislatori pubblici. “Riteniamo che la maggior parte delle industrie abbia degli eurodeputati che sono impiegati in un modo o nell’altro da quelle stesse industrie, e crediamo che ci sia un conflitto di interessi”, ha affermato al giornale online Euobserver l’eurodeputato ungherese Benedek Javor, dei verdi, favorevole all’imposizione del divieto.

Una richiesta all’ultimo minuto da parte del gruppo Partito popolare europeo (Ppe), con l’appoggio del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, ha portato l’emendamento ai voti. Il procedimento è stato molto insolito in quanto la richiesta per il voto è stata fatta dopo la scadenza prevista per questa procedura, cioè martedì. “E’ stata approvata personalmente dal presidente Schulz, è così che si è giunti alla lista di voto di oggi, il che credo sia del tutto inaccettabile” ha ribadito Javor. Gli europarlamentari a favore dell’eliminazione dell’emendamento sono stati 379, rispetto ai 209 contrari, mentre i restanti si sono astenuti. La parte cancellata prevedeva “un chiaro divieto per i membri di avere ulteriori posti di lavoro e altre occupazioni pagate”.

Il voto è avvenuto contemporaneamente allo sforzo dei socialisti per mettere a tacere le accuse sull’utilizzo di risorse parlamentari da parte di Schulz durante la campagna per diventare presidente della Commissione europea (prima di assumere le proprie funzioni come capo del Parlamento, Schulz era leader del partito del gruppo socialista). I socialisti hanno presentato una decina di emendamenti, la maggior parte dei quali sono stati poi ritirati mentre alcuni, sostenuti anche dal Ppe, sono stati accettati. Il testo originale chiedeva a Schulz di chiarire se avesse o no noleggiato voli privati ​​nei primi sei mesi dell’anno elettorale. Ma questa parte è stata tagliata. Ed è stata eliminata anche la parte di testo che chiedeva a Schulz di fornire informazioni dettagliate, a partire dal 2012, su come avesse “mantenuto separate le sue funzioni dell’ufficio dalla sua preparazione per capeggiare la lista dei Socialisti e democratici alle elezioni europee, in particolare per quanto riguarda il personale del suo gabinetto e degli uffici d’informazione del Parlamento e le spese di viaggio”. L’ultima parte cancellata riguardava la critica contro Schulz per l’utilizzo personale, ai fini della sua campagna, dell’account Twitter ufficiale del ‘Presidente del Parlamento europeo’.

Un portavoce del gruppo socialista ha affermato: “Pensavamo che gli  attacchi contro Schulz fossero un po’ ingiusti”. I socialisti dicono che gli emendamenti riguardano anche questioni più ampie sul processo di elezione del presidente della Commissione. Il portavoce del presidente, Armin Machmer, ha spiegato che Schulz aveva già fornito un elenco dettagliato dei suoi viaggi e delle sue attività in piena trasparenza, differenziando chiaramente le attività parlamentari dalle attività per la campagna. Ed ha precisato in una e-mail: “Inoltre, il presidente ha volontariamente rinunciato all’indennità parlamentare giornaliera durante la campagna elettorale”. Machmer ha anche contestato le accuse sull’account Twitter, dichiarando che il profilo personale di Schulz esisteva prima della sua elezione a presidente del Parlamento europeo. “E’ una pratica standard per i presidenti del Parlamento europeo dell’epoca di Twitter continuare a utilizzare gli account già esistenti”, ha ribadito. Oltre a questo pagina personale, aperta nel 2008, Schulz ha un secondo account ‘@EP_President’, aperto nel novembre 2013 prima delle ultime elezioni europee, che Machmer ritiene “sarà trasmesso al suo successore”.

Tags: Benedek Javorconflitto di interessieurodeputatiMartin Schultzparlamento europeoppeS&Dverdi

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