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Home » Politica Estera » Dietrofront di Boris Johnson: non si candida a leader. In campo May e Gove

Dietrofront di Boris Johnson: non si candida a leader. In campo May e Gove

L'ex sindaco di Londra: "Non posso essere io il Primo ministro". In corsa oltre la ministra degli Interni, quella dell'Energia Leadsom e i segretari di Stato a Lavoro e Giustizia Crabb e Gove

Federica Villa</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicavilla3" target="_blank">@federicavilla3</a> di Federica Villa @federicavilla3
30 Giugno 2016
in Politica Estera
Boris Johnson

Boris Johnson

Bruxelles – La battaglia è iniziata. E non è più fra il fronte del Leave e del Remain. Ma è quella per la successione di David Cameron alla guida del partito dei conservatore. Il tempo per candidarsi è scaduto oggi, alle 12, e – al contrario di quello che si era ipotizzato nelle scorse ore – l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, con un inaspettato dietrofront ha deciso di ritirarsi. “Il nuovo Primo ministro non posso essere io”, ha detto pochi minuti prima di mezzogiorno, in conferenza stampa.

La decisione di Johnson arriva dopo che questa mattina, il suo principale alleato sul fronte Brexit, Michael Gove, aveva deciso di candidarsi da solo per la leadership dichiarando: “Sono giunto con riluttanza alla conclusione che Boris non ha la capacità di leadership o di costruire la squadra necessaria per i compiti che ci si presentano” (qui il testo in inglese del suo discorso completo).

Johnson, prima di ritirarsi, ha ricordato i suoi successi come sindaco della capitale, per poi farsi da parte, ricordando che la Brexit “è la più grande opportunità per unire la nostra nazione e la nostra società”, senza dover rendere conto a Bruxelles.

Ora la candidata favorita per la leadership dei conservatori sembra essere Theresa May. Lei stessa la scorsa notte, con una lettera al The Time, aveva annunciato la sua candidatura e la sua intenzione di “unire il Regno Unito” e fare in modo che “funzioni per tutti”. In mattinata, May ha rilasciato alte dichiarazioni sul suo piano d’azione in caso fosse lei, il 9 settembre, a diventare il nuovo Primo ministro. “Brexit significa Brexit”, ha detto, aggiungendo che non è possibile pensare a un altro referendum né ad altre elezioni fino al 2020. E sull’articolo 50 del trattato di Lisbona, quello con cui si avviano ufficialmente le procedure di uscita di uno Stato dall’Ue, May ha precisato che la Gran Bretagna “non lo avvierà almeno fino a fine anno”. Quella che già in molti hanno soprannominato la “nuova Margaret Tatcher” intende puntare tutto su un “nuovo e radicale programma di riforme”. E la sua motivazione perché i membri del partito la votino è semplice ed è già rimbalzata sui social network come il manifesto della sua campagna: “Sono Theresa May, sono io la persona migliore per fare il Primo ministro”.

Theresa May announces her bid to succeed David Cameron as Prime Minister https://t.co/te2YFh7RET pic.twitter.com/MdQorpZubw

— The Telegraph (@Telegraph) June 30, 2016

Anche sugli altri nomi in gara, dopo l’annuncio a sorpresa di Gove, ci sono stati dei cambiamenti. In pochi minuti dalla sua candidatura, l’ex alleato di Johnson ha ottenuto l’appoggio di Nicky Morgan, ministro dell’Educazione, che fino ad oggi aveva espresso il desiderio di correre per la carica di Primo ministro.  Jeremy Hunt, ministro della Salute, la cui candidatura era attesa per questa mattina, ha invece scelto di ritirarsi per appoggiare Theresa May. Rimangono in gara Stephen Crabb, segretario di Stato al lavoro e primo a farsi avanti, e Andrea Leadsom, ministro dell’Energia.

Tags: Boris JohnsonbrexitconservatoriMichael GoveTheresa May

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