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Home » Politica » Juncker: “Italia non smette di criticare”, Renzi: “Su scuole non guardo in faccia a nessuno”

Juncker: “Italia non smette di criticare”, Renzi: “Su scuole non guardo in faccia a nessuno”

Il presidente della Commissione: "Avevano promesso l'1,7% di deficit e ora propongono il 2,4 , ma spese per terremoto e migranti sono solo 0,1% del Pil". Moscovici: "Sì alla flessibilità ma le regole vanno rispettate"

Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
7 Novembre 2016
in Politica

Bruxelles – L’Italia “non smette di criticare la Commissione a torto”, e “questo non produce i risultati attesi”, ma dovrebbe ricordare che “quest’anno può spendere 19 miliardi in più di quelli che avrebbe potuto spendere se non avessi riformato il Patto di Stabilità introducendo la flessibilità”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, parlando alla riunione del Consiglio direttivo della Confederazione europea dei sindacati, ha mandato una stoccata al governo di Matteo Renzi, con cui è in corso una fitta trattativa sulla legge di Bilancio. Juncker, che ha chiesto di usare “saggezza”, ha messo nero su bianco quelli che secondo lui sono i numeri della trattativa. “Il costo addizionale di politiche dedicate a migrazione e terremoto è dello 0,1 del Pil”, ma “l’Italia ci aveva promesso un deficit dell’1,7% (in realtà era dell’1,8, ndr), e ci propone ora” un bilancio in cui il deficit “è del 2,4% del Pil, quando”, ha ribadito ancora, i costi per rifugiati e terremoto “si riducono allo 0,1%”. Le cifre elencate da Juncker non sono del tutto precise, ma il messaggio politico che vuole far passare è chiaro: l’Italia sta tirando troppo la corda per la Commissione. Per quanto riguarda i numeri in realtà l’Italia aveva promesso un 1,8%, e nel bilancio di parla di un 2,3%, la differenza sarebbe quindi di uno 0,5%. La flessibilità richiesta dall’Italia è dello 0,4%, di cui 0,2% per le spese per i rifugiti e 0,2% per messa in sicurezza e prevenzione dei terremoti, quest’ultima cifra il principale ogetto del contendere tra Roma e Bruxelles. In ogni caso per Juncker “non si può dire, ma se vogliono dirlo me ne frego, che le politiche di austerità sono continuate in questa Commissione come nella precedente”.

“Juncker dice che faccio polemica. Noi non facciamo polemica, non guardiamo in faccia nessuno. Perché una cosa è il rispetto delle regole, altro è che queste regole possano andare contro la stabilità delle scuole dei nostri figli”, è stata la risposta piccata del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Per il premier “si può discutere di investimenti per il futuro ma sull’edilizia scolastica non c’è possibilità di bloccarci: noi quei soldi li mettiamo fuori dal patto di stabilità vogliano o meno i funzionari di Bruxelles”.

“Non posso accettare che venga minimamente messa in questione la nostra volontà e il nostro spirito per quello che concerne la sicurezza dell’Italia, la necessità di prendere in considerazione i fenomeni naturali come il terremoto o di essere al fianco del Paese per la questione dei rifugiati”, ha aggiunto Pierre Moscovici, al suo arrivo al palazzo del Consiglio a Bruxelles per la riunione dell’Eurogruppo. Il commissario agli Affari economici, che ha annunciato che avrà un bilaterale con “il mio collega e amico”, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, “perché resta lavoro da fare per avvicinare completamente punti di vista e cifre”, ha assicurato che la Commissione è “estremamente comprensiva e positiva”, ma “si deve comunque fare in modo che le regole vengano rispettate”.

Tags: bilanciodeficitflessibilitàitaliaJean-Claude JunckerMatteo Renzimigrantiterremoto

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