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Home » Cultura » Il jazz “semplice” e spiritoso del Trio Bobo: “Anche la musica strumentale può coinvolgere”

Il jazz “semplice” e spiritoso del Trio Bobo: “Anche la musica strumentale può coinvolgere”

Intervista a Christian Meyer, Faso, Alessio Menconi in occasione dei loro concerti a Bruxelles

Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
30 Gennaio 2017
in Cultura
Il Trio Bobo al Sounds di Bruxelles

Il Trio Bobo al Sounds di Bruxelles

Bruxelles – Sempre uguali, ma sempre diversi. Perché l’artista cambia, esplora, cerca, sperimenta. Fino ad arrivare a trovare “l’identità”. Loro, Christian Meyer, Faso, Alessio Menconi, meglio noti come Trio Bobo, alla fine questa identità l’hanno trovata, come testimoniato da Pepper Games, album portato a Bruxelles nella due giorni ospitata dal Sounds Jazz Club. Musica – e che musica! – ironia, intrattenimento. Spettacolo nello spettacolo. Approvato a fragore di applausi, risate e richieste di bis. Un successo, nonostante il trio suoni “così così”, per ammissione (auto-ironica) dei componenti, che Eunews ha avuto il piacere di intervistare in occasione dell’esibizione del 27 gennaio.

La prima domanda è quella più facile. C’è un nuovo cd, Pepper Games. Di che si tratta?

Faso: Di un disco realizzato con passione, e dopo tanto tempo di lavoro, perché quello a cui tenevamo molto è che all’interno del disco ci fossero delle composizioni. Uno può dire “va beh!, ma che banalità!”, ma lo è meno di quanto sembri.

Menconi: in realtà volevamo lavorare sui dettagli e sugli arrangiamenti.

Faso: Questa è una musica con grandi componenti di improvvisazione, e noi abbiamo voluto mettere dei paletti e circoscrivere l’improvvisazione con temi, arrangiamenti e parti orchestrate.

Menconi: Queste composizioni le abbiamo testate e migliorate anche in base al gusto del pubblico, a seconda di come reagiva ci portava a cestinare delle idee o tenerle. E’ stato un lento processo dove il pubblico ha fatto la sua parte. Ecco perché chi lo ascolta rimane contento. Perché è una musica gioiosa e facile da ascoltare, nonostante sia musica strumentale.

Pepper Games arriva dieci anni dopo il primo album. Come e quanto è cambiato, se è cambiato, il trio Bobo in questi dieci anni?

Meyer: intanto siamo cambiati un po’ noi singolarmente, perché il musicista è sempre alla ricerca di una personalità sempre più spiccata, solida. C’è una ricerca personale che fa crescere il singolo musicista, e poi noi lo stesso lavoro la facciamo come entità di trio, cercando di tirare fuori un suono personale. Il trio Bobo, per sintetizzare, è cambiato nel senso di maggior personalità, maturazione, con una musica più facile da comprendere.

Menconi: ci siamo asciugati come musicisti, non suoniamo più tanto. Una volta eravamo più sfrontati, volevamo far sentire di più le nostre qualità tecniche…

Meyer: …Si, volevamo far sentire di più lo strumento…

Menconi: Adesso facciamo il minimo indispensabile per far forza insieme.

Faso: Probabilmente il nostro primo disco, che contiene composizione non male, sarebbe bello risuonarlo adesso, con questo nuovo stile e con questa maturità sonora diversa.

Il nuovo CD del Trio Bobo
Il nuovo CD del Trio Bobo

Un nuovo disco in genere presuppone una tournée. Anche per voi?

Menconi: In Italia stiamo facendo un bel po’ di concerti a periodi. Due- tre settimane piene, poi ognuno va a fare le proprie cose per un mese, poi altre due-tre settimane…

Faso: E’ bello così.

Meyer: In Italia ci vogliono bene.

E una tournée all’estero? Oggi siete a Bruxelles. E’ il primo di una serie di appuntamenti?

Faso: Noi vorremmo. Ci stiamo lavorando. Per il momento abbiamo avuto le date a Bruxelles.

Meyer: Sarebbe bello, sarebbe un sogno per noi fare una tournée in Europa.

Menconi: In Europa c’è più attenzione al jazz, c’è una diversa eduzione musicale. C’è più cultura musicale.

Il vostro rapporto col pubblico?

Meyer: E’ il nostro quarto elemento. Appena c’è la risposta del pubblico ci tranquillizziamo e suoniamo con facilità, e non siamo più là a spingere per dover convincere qualcuno.

Faso: E’ più facile in questo senso suonare in posti come i pub, con la gente più vicina. In teatri la situazione è più distaccata, il pubblico non lo vedi.

Menconi: Non li vedi, sembra quasi suonare da soli.

Per dirla alla Elio e le Storie Tese, “il jazz troppi assoli”, però ben vengano gli assoli. Questa sera con la scusa del “questo è il mio spazio”, “questo è il mio spazio”, ne avete approfittato.

Faso: Di quel brano che hai citato, che è “Rock ‘n’ roll”, bisogna tenere sempre valida la frase “il rap non mi va”. Quella lì è quella vera. Le altre frasi sono funzionali al brano. Però è vero che il rock’n’roll quello dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, Jimi Hendrix, è comunque la musica che quando la suoni va sempre bene.

Infatti stasera, nei vostri assoli o “spazi”, avete suonato motivi di Smoke on the water, Stairway to heaven, Shine on you crazy diamond…

Faso: Appunto, i grandi classici. Ma a volte succede che lui (indica Alessio Menconi, nrd) suoni Heidi e non siamo preparati.

Si pensa spesso al jazz come qualcosa di ingessato – dove c’è distanza tra chi suona e ascolta – , complicato e spesso anche noioso. Suonate per rompere gli schemi e i luoghi comuni del jazz?

Faso: Si, ed è anche un po’ jazz come approccio, se vogliamo. Penso che la gente deve anche essere presa per mano e guidata. Ci sono dei supermusicisti che noi ammiriamo…

Tipo? Magari qualcuno a cui si ispira il Trio Bobo?

Faso: Beh, sicuramente Joe Zawinul e Weather Report… Ma comunque il discorso è che anche la musica strumentale, se presentata in un certo modo può coinvolgere tutti.

Meyer: Il ritmo tanto arriva sempre, quindi basta solo spiegarlo un po’ di più, fare in modo che sia più semplice.

E’ quello che avete fatto voi, quando dite che rispetto a dieci anni fa siete più facili da ascoltare?

Meyer: Esatto. Se suoni troppo alla gente arriva una pastone che non è facile da decriptare per il pubblico. Quindi bisogna essere più semplici, più essenziali

Menconi: Non è facile, è una ricerca continua.

Meyer: E poi sicuramente vogliamo fare un piccolo show: presentare, introdurre, fare allegria… Fare humour. Ecco, suonare suonare musica seria con humour. Si può essere spiritosi con la musica, e Zawinul lo era. Quando ci si annoia a un concerto Jazz c’è qualcosa che non va.

Faso: In generale quando ci si annoia ad un concerto in generale c’è qualcosa che non va.

A giudicare da questo concerto, con voi non ci si annoia. La gente ha applaudito tutto il tempo e il bis l’ha preteso eccome!

Meyer: Siamo riusciti nel tempo a creare nel tempo che possa accompagnare il pubblico fino alla richiesta del bis. Il bis è un rito, ma è un momento a cui devi arrivare.

Faso: E’ bello che riuscire a coinvolgere in una musica che viene definita difficile qualcuno che solitamente questa musica non la ascolta. La grande vittoria è quella lì.

Quanto ha inciso il fatto che due componenti del trio sono dei membri degli Elio e le Storie Tese da un punto di vista di pubblico?

Faso: In Italia sicuramente attira gente, perché ci sono quelli che giocano su questo. Ma comunque ci siamo ritagliati un pubblico nostro, e la gente che viene a sentire il Trio Bobo – anche fan di Elio e Le Storie Tese – viene perché gli piace il trio Bobo.

Quando ci rivediamo a Bruxelles?

Faso: Non lo sappiamo. Ci devono chiamare. Appena ci chiamano. Adesso siamo in giro con Elio e porteremo il nuovo cd del Trio Bobo ai concerti per promuoverlo.

Tags: Alessio MenconiChristian MeyerElio e le storie teseFasojazzmusicaTrio Bobo

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