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Home » Politica Estera » L’Onu chiede agli Stati dell’Ue di riaprire le loro ambasciate a Tripoli

L’Onu chiede agli Stati dell’Ue di riaprire le loro ambasciate a Tripoli

"È importante sottolineare la presenza dell’ambasciata italiana e delle altre che non sono mai state chiuse", ha sostenuto l’inviato delle Nazioni Unite. Sull'immigrazione dall'Africa: "Misure repressive non basteranno"

Matteo Guidi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Matt_Guidi" target="_blank">@Matt_Guidi</a> di Matteo Guidi @Matt_Guidi
9 Febbraio 2017
in Politica Estera
Martin Kobler, inviato speciale dell'Onu in Libia

Martin Kobler, inviato speciale dell'Onu in Libia

Bruxelles – Riaprire le ambasciate degli Stati europei a Tripoli e farlo al più presto. È questa una delle priorità per risolvere il problema della Libia. Lo ha affermato l’inviato speciale Onu nel Paese nordafricano, il tedesco Martin Kobler, in un’intervista rilasciata all’agenzia spagnola Efe poco prima di essere però sostituito nell’incarico. “Anche noi [dell’Onu] abbiamo intenzione di tornarci. Ci trasferiremo presto a Tripoli, in modo da essere di nuovo presenti sul campo”, ha aggiunto il diplomatico.

Riaprire le ambasciate europee per Kobler è un punto cruciale: sarebbe “un gesto in favore delle persone che soffrono e un segnale che contribuirebbe a incoraggiare il processo di pacificazione e di ricostruzione”. “È importante sottolineare la presenza dell’ambasciata italiana e di quella turca, così come le altre che non sono mai state chiuse”, ha sostenuto l’inviato Onu, ribadendo che “il popolo libico deve sapere che ci preoccupiamo di loro”.

Certamente i problemi di approvvigionamento e di sicurezza rimangono gravi nel Paese, e ancora di più nella capitale dove varie milizie armate si spartiscono il territorio, ma secondo Kobler, in Libia dal 2015 e in passato inviato dell’Onu in Congo, questo non deve spaventare eccessivamente. “La situazione non è così drammatica: sono stato a Tripoli e ho camminato per le strade, ho parlato alle persone, le quali mi dicevano di essere rimaste senza elettricità per tre ore, altre per otto. Ammetto che sia un problema, ma Tripoli non è nel caos totale”.

Soprattutto, insiste il diplomatico delle Nazioni Unite, “non è possibile risolvere la questione libica a distanza. Serve una presenza fisica degli attori coinvolti sul terreno”. Il primo passo per mettere fine alle violenze nel Paese, secondo Kobler, sarebbe “costituire un esercito libico unificato sotto il controllo dell’Onu”. “Ho proposto che gli Stati europei si aggiungano all’Onu, la Lega africana e la Lega araba per formare un quartetto che esprima la volontà delle organizzazioni regionali con una sola voce”, ha aggiunto.

La questione della Libia è fortemente legata al tema dell’immigrazione in Europa. Su questo punto Kobler ha le idee chiare: “So che gli europei hanno un forte timore dell’immigrazione dall’Africa. Tuttavia, non ci possiamo limitare alle misure repressive. Bisogna affrontare le radici dell’immigrazione e quindi migliorare le condizioni di vita di coloro che si trovano nei campi di detenzione in Libia”, ha osservato il diplomatico.

Tags: immigrazionekoblerlibiaonuTripoliUe

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