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Home » Politica » Juncker: la Brexit ci sarà ma non riusciamo ancora a parlare del come

Juncker: la Brexit ci sarà ma non riusciamo ancora a parlare del come

Il presidente della Commissione chiede “chiarezza”. Il capo negoziatore Ue Barnier: “Divergenze serie sulle questioni finanziarie”. Il popolare Weber chide a May di cacciare Johnson, e De Monte lancia l'allarme sui dossier bloccati al Consiglio 

Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
3 Ottobre 2017
in Politica
Juncker e Barnier al Parlamento Ue per il dibattito sulla Brexit - © European Union 2017 - Source : EP

Juncker e Barnier al Parlamento Ue per il dibattito sulla Brexit - © European Union 2017 - Source : EP

dal nostro inviato 

Strasburgo – Quando si tratta di Brexit “non è ancora possibile parlare di futuro”, in quanto manca “chiarezza” da parte del governo britannico. Intervenendo alla Plenaria del Parlamento europeo, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha sottolineato le difficoltà nei negoziati, nonostante il discorso di Thersa May a Firenze che ha definito “coraggioso”. Ma un discorso non basta, sottolinea il presidente, perché “i discorsi non sono i negoziati”, e in questi ultimi “non sono ancora stati fatti i progressi necessari”. Ad esempio si è avanzato sulla questione dei diritti di cittadini, ma sul ruolo della Corte di giustizia Ue per difendere questi diritti “dobbiamo ancora concordare”. Juncker si è detto “felice” che May abbia riconosciuto che il Regno Unito deve rispettare i suoi obblighi finanziari “ma il diavolo si mostrerà nei dettagli”, ha avvertito.

E il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, non a caso ha parlato di “divergenze serie in particolare su regolamento finanziario”. Le cose sono “semplici”, ha detto: “Non accetteremo di pagare a 27 quello deciso che è stato deciso a 28”, perché i contribuenti europei non possono pagare per “le conseguenze di decisioni” volute anche da Londra. Oltre all’Irlanda, altro punto delicato delle trattative, Barnier ha sottolineato l’importanza di tutelare i 4,5 milioni di cittadini che più verranno toccati da questo accordo, gli europei che vivono nel Regno Unito e i britannici che vivono in Europa. La “inquietudine” nei loro confronti “è aggravata da misure discriminatorie che vengono prese dalle autorità britanniche” nei loro confronti, ha accusato Barnier, secondo cui per garantire i loro diritti serve che l’accordo sulla Brexit “debba avere un effetto diretto” sulla legislazione in modo che “i giudici britannici possano appoggiarsi ad esso”. Ma, ha aggiunto, solo la Corte di giustizia Ue può garantire una “interpretazione coerente” dell’accordo da entrambe le parti della Manica. Sul punto continua il muro contro muro, il massimo dell’apertura che May aveva fatto a Firenze sulla questione era stato di concedere che i giudici britannici potessero ascoltare la Corte di Lussemburgo, facendo capire di non essere intenzionata a darle alcun potere di intervento.

La May non è un interlocutore credibile perché viene frenata dalle divisioni interne al suo partito, ha attaccato il capogruppo popolare, Manfred Weber che ha chiesto alla premier britannica di “licenziare” Boris Johnson, di “non mettere il partito prima del Paese”, di “porre fine alle discussioni” interne ai Tories e di “mostrare leadership”.

Secondo Isabella De Monte, la stessa richiesta di avere un periodo transitorio avanzata da May “mette in evidenza la debolezza britannica”. La vice capodelegazione per il Partito Democratico al Parlamento europeo e componente della commissione trasporti pensa che, tuttavia, che questa incertezza non debba influire sul futuro dell’Unione. “Dalla scorsa legislatura sono bloccati al Consiglio importanti dossier riguardanti il Cielo unico europeo, le bande orarie aeroportuali e i diritti dei passeggeri”, ha detto De Monte. “Le questioni bilaterali non possono più essere l’alibi per non approvare dossier molto importanti per l’efficienza del trasporto aereo e la tutela dei viaggiatori”

“Quando May arrivò a Downing Street promise una passeggiata, e invece sono ancora bloccati nella nebbia fitta a causa delle loro divisioni”, ha tuonato il capogruppo socialista, Gianni Pittella, secondo cui “bisogna riconoscere tutti i diritti dei cittadini e anche quelli dei loro familiari. “Non accetteremo mai cittadini di serie A e serie B”, ha concluso Pittella tra gli applausi dell’Aula, la stessa Aula che dovrà approvare l’accordo, se mai verrà trovato.

Dopo il dibattito il Parlament di Strasburgo ha approvato una risoluzione, con 557 voti in favore, 92 voti contrari e 29 astensioni, in cui i deputati chiedono ai leader dell’Ue a 27 che si riuniranno il 20 ottobre, di rinviare la loro valutazione sulla Brexit in quanto “non sono stati compiuti progressi sufficienti su tre obiettivi fondamentali”.

Tags: brexitgianni pittellaGuy VerhofstadtIsabella De MonteJean-Claude Junckermanfred weberMichel BarnierRegno UitoTheresa MayUe

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