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Home » Politica » Brexit, May alla Camera ostenta ottimismo, tra i fischi dei deputati

Brexit, May alla Camera ostenta ottimismo, tra i fischi dei deputati

Dura la replica del leader laburista Corbyn: "Il governo è confuso e non ha chiara la sua linea. Lasci spazio a chi è capace"

Giulia Giacobini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GiuliaGiacobini" target="_blank">@GiuliaGiacobini</a> di Giulia Giacobini @GiuliaGiacobini
9 Ottobre 2017
in Politica

Bruxelles – “Sono ottimista e ambiziosa rispetto a quello che possiamo ottenere”. Nel suo discorso alla Camera dei Comuni, la premier britannica Theresa May è tornata a parlare di Brexit, ignorando le critiche, interne ed esterne al Paese, riguardo la mancanza di “progressi sufficienti” nei negoziati sull’accordo e non aggiungendo, in sostanza, nulla di nuovo.

Ancora una volta la premier ha ringraziato il Segretario di Stato per l’uscita dall’Ue David Davis  “per l’ottimo lavoro” e si è concentrata su quattro aspetti: i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, la questione irlandese, gli impegni finanziari di Londra – che sono le tre priorità dell’Ue – e le relazioni future tra Regno Unito e Unione. Il tutto senza dimenticare di sottolineare l’importanza di un “periodo di transizione di due anni che servirà a garantire un’uscita quanto meno drammatica possibile”, come chiesto anche nel discorso di Firenze. In questo periodo, ha specificato, il Regno Unito “sarà ancora sottoposto alle sentenze della Corte di Giustizia Ue”, uno dei punti più spinosi del negoziato, con Bruxelles che spinge perché la Corte mantenga una giurisdizione almeno sui cittadini Ue che continueranno a vivere nel Paese e Londra che vuole lasciarle solo un ruolo consultivo.

Per quanto riguarda i diritti dei cittadini, May ha ribadito che Marzo 2019 non implicherà la fine della libertà di movimento. “Le persone potranno continuare a venire e ad andarsene anche durante il periodo di transizione post Brexit”, ha detto, sottolineando però che gli spostamenti verranno registrati “così da gestire i flussi in modo ordinato”. Poi ha aggiunto: “Ci sono ancora dei dettagli da definire ma, in generale, abbiamo trovato un accordo che tiene conto anche dei cittadini britannici in Europa e non solo degli europei qui da noi”.

A proposito di Irlanda del Nord, la conservatrice ha assicurato che non ci sarà nessuna barriera fisica al confine. “Lo dobbiamo a tutti coloro che hanno lottato e sono morti”, ha detto la premier ricordando la lotta armata che seguì alla proclamazione dell’indipendenza delle colonie inglesi nell’isola nel 1921.

Nel suo discorso, interrotto spesso dai fischi e dalle risate degli altri parlamentari, la premier ha poi ripetuto che il Regno Unito onorerà gli impegni finanziari presi quando era ancora membro dell’Ue a tutti gli effetti e “gli Stati membri non hanno ragione di temere che pagheranno di più o che avranno meno fondi a disposizione a seguito della nostra scelta di uscire”.

Le future relazioni tra Regno Unito e Unione europea verranno discusse ufficialmente solo una volta che sulle altre questioni verrà raggiunto un accordo sul divorzio, o comunque quando saranno fatti “progressi sufficienti”, ha sempre sottolineato Bruxelles. Ciò nonostante, c’è una grande attenzione sul tema. “Abbiamo deciso di non accontentarci di un accordo fotocopia di quelli già esistenti tra l’Unione e Paesi terzi, di non accettare l’accesso al mercato unico a patto di adottare nuove leggi europei senza neanche avere la possibilità di discuterle”, ha spiegato May sottolineando il rifiuto del modello norvegese, la partecipazione al mercato unico senza adesione all’Ue. E poi ancora: “Le persone che hanno votato per uscire, lo hanno fatto per riprendere il controllo delle nostre leggi e dei nostri soldi, ed è nostro compito ascoltare le loro richieste. Quello che ci serve è una partnership nuova e ambiziosa che minimizzi quanto più possibile le conseguenze negative su aziende e imprese”.

“A distanza di mesi dall’invocazione dell’articolo 50, non si è ancora capita la linea del governo”, ha commentato il leader laburista Jeremy Corbyn secondo il quale “il discorso di Firenze è servito solo a farci capire le dimensioni di queste pasticcio”. Nel suo intervento, Corbyn ha spesso ripetuto la parola “confusione” e ha invitato la sua controparte e fare chiarezza rispondendo a domande secche e precise. “La premier ha parlato di un periodo di transizione di due anni. Secondo il ministro degli Esteri saranno due anni e non un secondo di più. Secondo quello dell’economia un po’ più di due. Quindi, quanto durerà?” E poi ancora. “La libertà di movimento cesserà con la Brexit sì o no?”. Quello che più preoccupa il laburista è però la questione dei diritti. “Qui ci sono famiglie e amicizie che rischiano di essere rovinate da questo accordo”, ha esclamato Corbyn mentre nell’aula i Tories fischiavano e gridavano “buuh”. “Questo è un momento storico per il Paese, se il governo non è all’altezza, faccia spazio a una squadra che lo è”, ha concluso non senza fare un breve riferimento alle spaccature interne al partito al governo dove alcuni “vogliono che ad essere licenziato sia il primo ministro, mentre altri desiderano che sia il ministro degli esteri a fare quella fine”.

Tags: David DavisJeremy CorbynTheresa May

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