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Home » Editoriali » Un segnale di unità non scontato

Un segnale di unità non scontato

Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
23 Marzo 2018
in Editoriali
Theresa May a Bruxelles

Theresa May a Bruxelles

Sui punti politici più delicati l’Unione europea oggi ha dato un segnale di unità non scontato. Un segnale che vale anche per il futuro post Brexit. Due sono gli elementi: l’accordo, senza fratture, addirittura di fatto senza dibattito, sulle condizioni di un accordo possibile con la Gran Bretagna dopo la Brexit, e la ferma e collettiva condanna di Mosca per l’attentato di Salisbury.

Sono due fatti che girano attorno a Londra, ma su livelli diversi. Il primo significa che, come ampiamente auspicato ma per niente certo, i 27 non si si sono ancora divisi sulle condizioni da offrire alla Gran Bretagna. Eppure gli interessi non sono sempre gli stessi tra i partner nei rapporti con Londra, ma forse la necessità di aiutare l’Unione a non spaccarsi (troppo) profondamente nei prossimi mesi ha fatto premio su altre considerazioni.

La necessità di cavalcare il più possibile uniti la ripresa economica, confermata proprio ieri da Mario Draghi, ai capi di Stato e di governo ha spinto ad evitare nuove divisioni da aggiungere a quelle che ci sono su temi pure importanti, come la garanzia dei depositi bancari, e il tema immigrazione, ora un poco meno in primo piano, ma che, stagionalmente, si riproporrà probabilmente con l’inoltrarsi della primavera.

La fermezza contro Mosca, che “è altamente probabile”, dicono le conclusioni del Consiglio europeo, sia la responsabile dell’attentato di Salisbury non era scontata, e non lo era con questa forza, dimostrata anche dal richiamo dell’ambasciatore dell’Ue in Russia, una prima volta assoluta per Bruxelles.

E’ stato un grosso assist a Theresa May, un modo per dimostrare che non ci sono vendette da fare. Certo, quello di Londra è anche territorio dell’Unione, e dall’Unione va difeso, ma la cosa non funziona sempre così, basta guardare, appunto, il tema dell’immigrazione, dove la solidarietà si è dimostrata enormemente più scarsa.

Le parole sulla Russia sono state però anche una prova generale del “dopo Brexit”, quando alcune relazioni e collaborazioni importanti tra Gran Bretagna e Unione europea si proclama debbano restare in piedi. Una di queste è la sicurezza, ed oggi si è data una prima dimostrazione che sarà possibile farlo.

Tags: ambasciatorebrexitconsiglio europeorussiaSalisburysicurezzaunione europea

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