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Home » Economia » I lavoratori edili europei denunciano la Slovenia: Aiuti illegali per i dipendenti distaccati

I lavoratori edili europei denunciano la Slovenia: Aiuti illegali per i dipendenti distaccati

Esplode il numero degli "emigrati", da 25.000 a 164.226 in sei anni. Una media di 500 euro di risparmio per ogni persona collocata in altri paesi. Ma il fenomeno è perverso, e spinge le azienda, anche italiane, a spostare la sede per riassumere i propri dipendenti a basso costo

Lena Pavese di Lena Pavese
1 Febbraio 2019
in Economia, enindustry
Foto di Giuseppe Lian Agsintesi per Rassegna Sindacale

Foto di Giuseppe Lian Agsintesi per Rassegna Sindacale

Bruxelles – La Federazione europea dei lavoratori dell’edilizia e del legno (FETBB) ha presentato alla Commissione europea una denuncia contro la Slovenia per la concessione di aiuti di Stato illegali alle proprie imprese che distaccano lavoratori all’estero. Sì, il fenomeno è questo, e molti lavoratori (non sloveni) lo hanno conosciuto sulla propria pelle: è un po’ il contrario del caso Embraco, è una forma di dumping sociale, e va spiegato per bene.

La Slovenia ha organizzato la propria legislazione nazionale in modo tale che siano concesse considerevoli riduzioni sul versamento dei contributi previdenziali alle imprese che distaccano temporaneamente i lavoratori all’estero. Queste agevolazioni conferiscono alle imprese un notevole vantaggio concorrenziale finanziario e fanno sì che le aziende slovene possano offrire i propri servizi all’estero a prezzi inferiori rispetto a quelli applicati all’interno del proprio Paese.

Ma questa è solo la prima parte del problema. La seconda, più perversa, è quella che riguarda aziende, anche italiane, soprattutto del Nord Est, che delocalizzano la propria sede legale (ma non il lavoro) in Slovenia, impongono ai propri dipendenti di prendere la residenza in quel paese, per poi licenziarli come dipendenti “italiani” e riassumerli come dipendenti “sloveni” a salari molto più massi e con costi aziendali, viste le facilitazioni, estremamente più contenuti. Non avviene solo in Slovenia, ma anche i Romania, ad esempio. E non solo nel settore dell’edilizia, ma anche, e apparentemente su numeri molto alti, anche in quello dell’autotrasporto.

La denuncia dei lavoratori edili europei è stata presentata alle commissarie europee Vestager (Concorrenza) e Bieńkowska (Industria). La normativa europea dispone che i paesi decidano autonomamente come organizzare la previdenza sociale, e Dietmar Schäfers, Presidente della FETBB, ritiene che “non vi è nulla di sbagliato nell’autonomia, ma i Paesi non possono abusare deliberatamente dell’indipendenza per garantire notevoli vantaggi finanziari alle proprie imprese che distaccano lavoratori all’estero. Annualmente si verifica lo sfruttamento di circa 1 milione di lavoratori distaccati. Ora – sottolinea il sindacalista – sembra che la Slovenia collabori sistematicamente a tal fine”. Secondo i calcoli della FETBB il vantaggio per le imprese ammonta a circa 500 Euro mensili a lavoratore (ma ci sono variazioni in base al Paese ospitante).

Dal 2010 al 2016 il numero di lavoratori sloveni distaccati ha avuto una significativa impennata, passando da circa 25.000 a 164.226 persone, probabilmente non tutte di nazionalità slovena, ma lì residenti, e lavorano soprattutto nel settore edile in Germania, Austria e Belgio.

“Così facendo – denuncia il sindacato – la Slovenia dimostra di aver adottato una politica tipica dei Paesi esportatori di manodopera a basso costo”. Dunque la FETBB ha chiesto espressamente alla Commissione europea di esaminare il caso con attenzione e di definire tali vantaggi “aiuto di Stato illegale” alle imprese. La federazione ha inoltre presentato una denuncia formale contro la Slovenia per distorsione del Mercato interno.

Dal punto di vista legale la questione è molto complessa, tanto da aver bloccato anche l’aggiornamento di alcune normative europee in materia. In linea di massima le norme europee consentono che siano concesse agevolazioni alle imprese che si installano in zone economicamente arretrate, proprio al fine di aiutare lo sviluppo. Non è però previsto che gli stati possano aiutare i lavoratori delle zone a bassa occupazione ad andare a lavorare dove la domanda è maggiore, creando distorsioni enormi nel mercato del lavoro, e di conseguenza anche sulla redditività delle imprese, ad esempio, italiane che assumono lavoratori italiani a costi italiani. Ma non è neanche espressamente proibito, a meno che non passi l’interpretazione del sindacato, che punta sul fatto che “il Trattato UE vieta espressamente l’aiuto di Stato illegale alle imprese e la Commissione europea ha facoltà di comminare sanzioni pecuniarie ai Paesi colpevoli”.

La Federazione europea dei lavoratori edili e del legno rappresenta 75 sindacati nazionali affiliati in 34 Paesi, tra i quali FeNEAL-UIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL. In totale circa 2 milioni di lavoratori sono affiliati alla FETBB.

Tags: aiutidistaccatiEtucFETBBFILLEA CGILFNEAL UillavoratorisloveniaUil Filca

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