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Home » Cultura » La Brexit dell’istruzione: senza accordo gli insegnanti britannici fuori dalle Scuole Europee

La Brexit dell’istruzione: senza accordo gli insegnanti britannici fuori dalle Scuole Europee

Bruxelles e Londra hanno trovato una soluzione fino al 31 agosto 2020, ma dopo quella data potrebbe crearsi un preoccupante vuoto di docenze

Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
25 Febbraio 2019
in Cultura
La Scuola europea di Parma

La Scuola europea di Parma

Bruxelles – Per gli irlandesi si apriranno praterie “linguistiche” se ci sarà la Brexit, soprattutto se ci sarà una Brexit senza accordo. In particolare nelle Scuole europee a partire dal primo settembre del prossimo anno, quando gli insegnanti britannici dovranno allontanarsi dal sistema scolastico europeo.

Un intenso scambio di contatti negli ultimi mesi tra il Segretario generale delle Scuole europee Giancarlo Marcheggiano e Katherine Stoate, responsabile del settore per il ministero dell’Istruzione britannico ha portato ad una soluzione, provvisoria, in caso di Brexit senza accordo. In questa situazione il Regno Unito sarebbe automaticamente fuori dal sistema delle Scuole europee dal 29 marzo prossimo, data della separazione, e di conseguenza tutti gli insegnanti britannici dal 30 marzo non potrebbero più mettere piede in aula, lasciando gli studenti poco prima degli esami di fine anno in varie materie. Gli insegnanti di queste scuole in base ai regolamenti europei sono in parte assunti localmente ma la gran parte sono “seconded” cioè inviati, e pagati, dai Paesi membri. I primi non dovrebbero superare il 30 per cento, e i secondo non dovrebbero essere meno del 70 per cento, ma di fatto queste soglie non sono rispettate perché gli Stati tendono a non coprire i numeri loro assegnati (al momento ne mancano 300).

In particolare i docenti distaccati, in caso di no deal, dovrebbero lasciare il posto, mentre per 20-30 britannici assunti su base locale la situazione potrebbe essere diversa.

Marcheggiano e Stoate hanno però trovato, a quanto pare, una soluzione che in caso di uscita del regno dall’UE senza accordo permetterà agli insegnanti di restare in cattedra fino al 31 agosto del 2020, un intero altro anno scolastico. I ragazzi non perderebbero i loro corsi mentre i docenti e le loro famiglie avrebbero più tempo per organizzarsi il futuro. Intanto si negozierà una soluzione, perché il problema non è solo linguistico (e l’Irlanda potrebbe comunque non farcela economicamente a sostituire tutti i professori britannici) ma è che, come si accennava, questi professori e maestri insegnano anche materie  curricolari come matematica, storia, geografia. Dove trovarli?

Forse sono già lì. Sì, perché la proposta che Stoate espone in una lettera a Marcheggiano è questa: “Vorremmo anche discutere con voi la possibilità che agli insegnanti distaccati del Regno Unito venga offerto un impiego diretto alla conclusione dei loro contratti con il dipartimento per l’Istruzione”. Cioè potrebbero diventare insegnanti “locali”, ma c’è un problema, a parte quello dei costi, che forse varrebbe la pena che l’UE si assumesse: che gli insegnanti locali possono essere assunti solo in pochi casi: per coprire i corsi di religione, per supplenze, o per coprire insegnamenti di poche ore che sarebbe antieconomico affidare a un docente full time. Un’altra possibilità è assumere se uno Stato membro non ha inviato i suoi insegnanti distaccati, ma il Regno unito non sarà più uno Stato membro, dunque la possibilità cade.

Tags: accordobrexitInsegnantino dealScuole europee

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