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Home » Economia » E se la proposta di bond europei cambiasse nome (ma non sostanza)?

E se la proposta di bond europei cambiasse nome (ma non sostanza)?

Si lavora a preparare il prossimo Eurogruppo e qualche apertura potrebbe esserci per sostenere l'economia europea ad affrontare la crisi

Lena Pavese di Lena Pavese
3 Aprile 2020
in Economia
Il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno

Il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno

Bruxelles – Forse se la proposta cambia nome, se arriva da Parigi, se l’Italia e la Spagna se ne stanno un po’ in disparte ci sono più probabilità che i governi europei la prendano in considerazione. Dunque niente più lettera firmata a più mani da un gruppo di primi ministri, niente più nomi tipo “Corona bond” ed ecco che per magia si ritorna a parlare di titoli di debito comuni tra i Paesi dell’Unione europea.

Ed è così che il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire mette in secondo piano la lettera firmata da Emmanuel Macron con Giuseppe Conte, Pedro Sanchez ed altri sei capi di governo, fa un’anticipazione al Financial Times per sondare il terreno e poi ieri in una conferenza stampa dove presenta la sua proposta per “la creazione di un fondo limitato nel tempo che emetta dei bond garantiti, operato dalla Commissione seguendo le strategie del Green deal e degli altri indirizzi europei” della quale ha già parlato all’omologo tedesco Olaf Scholz.

Lo spirito è quello dei Corona Bond, ma non si inventano nomi e, soprattutto, si sta molto attenti a tenere questa iniziativa distinta dal bilancio Ue: il fondo “resterà fuori dal budget comunitario”, ha sottolineato Le Maire, che ha colto un certo ammorbidimento nel fronte dei rigoristi, ha visto che i Paesi Bassi sono pronti a donare fino a 20 miliardi a Spagna e Italia, e prova a sistematizzare queste novità in un percorso coordinate e dunque più efficiente. Secondo l’idea francese, i bond sarebbero emessi con la formula che implica che ogni soggetto partecipante all’emissione garantisce per la propria quota di debito e di quella degli altri. Le obbligazioni comuni emesse dal Fondo potrebbero essere rimborsate a lungo termine e a bassi tassi, facendo ricorso a nuove risorse, fuori dal budget UE, come una tassa di solidarietà o un contributo degli Stati membri.

La necessità resta la stessa “aiutare e coordinare lo stimolo per far ripartire l’economia quando la crisi finirà”. E’ iniziata una seconda fase, dopo quella che ha fronteggiato l’organizzazione sanitaria dell’emergenza, ora “dobbiamo prendere decisioni più forti e a lungo termine”.

Sarà materia del prossimo Eurogruppo, in programma il 7 aprile, che dovrà elaborare una posizione in vista del Consiglio europeo che si terrà quella stessa settimana. “C’è bisogno di altri strumenti, di strumenti più potenti per pensare al dopo crisi”, ha spiegato Le Maire.

E tra questi, a quanto pare, potrebbe esserci anche un uso “semplificato” del Fondo salvastati, il Mes, sul quale sembra che qualche apertura, in particolare dai tedeschi, stia arrivando.

Alla prossima riunione dell’Eurogruppo guarda anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, perché approvi la nuova proposta lanciata ieri di un fondo di ben 100 miliardi, anche questi da raccogliere sul mercato, per finanziare la cassa integrazione dei lavoratori che altrimenti sarebbero licenziati da aziende costrette dalla crisi a chiudere.

L’obiettivo è “mantenere le persone nel proprio posto” e per fare questo la Commissione, dopo aver trovato i soldi sul mercato, “erogherà prestiti agli Stati che ne hanno bisogno”. La quantità che von der Leyen promette è 100 miliardi “grazie – spiega – alle garanzie degli Stati membri per 25 miliardi. Questa è la solidarietà”, sottolinea.

Rispondendo poi alle domane inviate in via telematica (prima della conferenza perché la Commissione è l’unica istituzione europea che si rifiuta di ricevere domande in diretta, e dunque un po’ generiche, ma questo è un altro problema) von der Leyen ha affermato che “l’atteggiamento che ho riscontrato nei Paesi membri su questa proposta è positivo”. Ora la prima tappa sarà all’Eurogruppo “e siamo fiduciosi in un’adozione tempestiva”.

In un turbinio di proposte ed azioni prese che oramai sono arrivate ad essere almeno una cinquantina, von der Leyen ha anche annunciato che saranno modificate le condizioni di accesso ai Fondi strutturali “perché possono essere utili. Dunque ci sarà piena flessibilità alle regioni per l’accesso”.

La palla è però sempre nel campo dei governi. Se von der Leyen si dice fiduciosa vuol dire che ha già parlato con tutti e che quindi non si aspetta brutte sorprese. “Conto su Parlamento e Consiglio perché agiscano rapidamente”, ha insistito la presidente, ricordando che fino ad oggi a vario titolo da Stati (circa 2.440) e Commissione in Europa sono stai mobilitati “2.770 miliardi di euro, la risposta più grande mai data nella storia”.

Un domani, però, si dovrà tornare alla normalità alla fine degli interventi d’emergenza, e qui von der Leyen è tornata ad insistere sulla necessità che un piano finanziario pluriennale (MFF) robusto, per il quale gli Stati smettano di scontrasi sulle briciole, come fanno da mesi. “La ripresa a lungo termine richiederà molti sforzi. L’MFF è lo strumento più forte a nostra disposizione – ha ribadito la tedesca -. Il prossimo MFF come pilastro centrale dovrà contenere la nostra risposta alla crisi Corona”.

Tags: bondcoronaviruseurogruppofranciames

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