Bruxelles – Tra il primo e il secondo trimestre dell’anno l’occupazione ha visto una contrazione del 2,9% nell’area euro e del 2,7% nell’UE. Sono gli effetti della pandemia di COVID-19 e delle misure di confinamento decretate per far fronte alla pandemia, come certificato dagli ultimi dati Eurostat. E’ il dato peggiore di sempre, da quando Eurostat ha iniziato a produrre dati su questo tema. Nell’eurozona spiccano i crolli occupazionali in Spagna (-7,5%) Irlanda (-6,1%) ed Estonia (-5,1%), ma flessioni marcate si registrano anche in Francia (-2,6%) e Italia (-2,5%), comunque al di sotto della media.

I dati sull’occupazione sono direttamente legati alle performance economiche, e l’istituto di statistica europeo mostra un crollo, comunque più volte anticipato in tutte le stime della Commissione degli ultimi mesi, del Prodotto interno lordo (PIL) comune e dei singoli Stati. Nel trimestre aprile-giugno l’Eurozona ha visto il proprio PIL crollare dell’11,8% rispetto al periodo gennaio-marzo, quando si era registrata una crescita comune del 3,7%. Un dato che a livello UE si attesta invece al -11,4%.

In caduta libera la Spagna (-18,5%), male anche Grecia (-14%), Portogallo (-13,9%) e Francia (-13,8%). Valori negativi oltre la media anche per l’Italia (-12,8). ‘Contiene’ i danni la Germania, la cui economia si ferma ma in modo assai meno brusco rispetto agli altri principali membri dell’Eurozona (-9,7%).

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