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Home » Politica » Calendario vincolante e fiscalità equa, il Parlamento UE chiede nuove risorse proprie “al più presto”

Calendario vincolante e fiscalità equa, il Parlamento UE chiede nuove risorse proprie “al più presto”

Con una risoluzione approvata con 455 voti favorevoli, 146 contrari e 88 astenuti, gli eurodeputati hanno definito la loro posizione negoziale utile ad accelerare il processo di ratifica nei Ventisette Stati membri

Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
16 Settembre 2020
in Politica
mercato carbonio

Parlamento europeo

Bruxelles – L’accordo sul bilancio a lungo termine dell’Unione preme e ancora di più quello sul nuovo sistema delle risorse proprie, entrate fiscali dell’Unione per renderla più autonoma a livello economico. Uno dei punti irrinunciabili per il Parlamento europeo, per rimborsare il debito che la Commissione europea andrà a contrarre sui mercati finanziari nel quadro del Next Generation EU senza pesare eccessivamente sulle prossime generazioni.

Michael Roth, ministro tedesco agli Affari europei

“Il 2020 sarà l’anno delle nuove risorse” proprie dell’Unione europea, “un vero cambio di paradigma per l’UE”, assicura Michael Roth, ministro tedesco agli Affari europei, intervenendo lunedì 14 settembre di fronte alla plenaria del Parlamento europeo che alla presidenza tedesca di turno al Consiglio UE chiede un calendario vincolante sull’introduzione di nuove entrate dell’Unione nei prossimi anni e che siano sufficienti a ripagare interessi e ammortamenti del debito comunitario senza chiedere ulteriori soldi ai contribuenti europei.

I deputati hanno approvato mercoledì 16 settembre, con ampio margine (455 favorevoli, 146 contrari, 88 astenuti su 689 votanti) un progetto di relazione che definisce la loro posizione negoziale nel dialogo inter-istituzionale con Consiglio e Commissione. L’esito del voto era  scontato, i deputati si sono dimostrati nel dibattito in plenaria estremamente compatti nel rifiutare l’idea che il debito vada ripagato con nuove imposte sui cittadini.

La nuova fiscalità dovrà essere giusta e le entrate “dovranno arrivare da chi non paga e da tasse pensate per essere in linea con le politiche a lungo termine dell’Unione” (come ad esempio il cambiamento climatico). l governi però sono divisi. Al vertice di luglio gli Stati hanno concordato solo sull’applicazione dal primo gennaio 2021 di una tassa sulla plastica, derivata da un contributo di 80 centesimi per ogni chilogrammo di plastica non riciclata. Hanno poi aperto alla possibilità di lavorare dal primo semestre 2021 a un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera e ai giganti del digitale, “ai fini della loro introduzione al più tardi entro il primo gennaio 2023”. Il Parlamento, in un calendario minuzioso e definito da tutti estremamente ambizioso, chiede di più e oltre alla plastica a partire dal 2021 esige anche una tassa basata sulle entrate derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE; dal 2023 quelle sul digitale e su un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio; dal 2024, quella sulle sulle transazioni finanziarie; e dal 2026, una risorsa propria basata sulla quota di utili imponibili attribuita a ciascuno Stato membro.

Johannes Hahn, commissario europeo per il Bilancio, interviene nella plenaria del Parlamento europeo (14 settembre)

Quella delle nuove risorse proprie è una posizione a lungo sostenuta dal Parlamento europeo, dal momento che come ha ricordato il commissario europeo responsabile per il Bilancio, Johannes Hahn, il “sistema delle risorse proprie manca di un ammodernamento dal 1998″. Stavolta però la crisi economica scaturita da quella sanitaria impone progressi tangibili sulle nuove entrate. Roth concorda con gli eurodeputati che bilancio e fondo di ripresa debbano entrare in funzione prima possibile e la decisione sulle risorse proprie darà alla Commissione la possibilità di trovare i finanziamenti sui mercati. Ma occorre accelerare. L’idea della presidenza di turno è quella di concludere i negoziati sulle risorse proprie entro il mese di settembre “perché siamo consapevoli che la ratifica in tutti i Parlamenti nazionali potrebbe non essere così rapida”. Nell’ottica di fare entrare bilancio e fondo di ripresa in vigore dal primo gennaio 2021, la riforma delle risorse proprie rappresenta l’ostacolo più grande da superare, dal momento che oltre che dal Parlamento europeo dovrà essere approvata singolarmente dai Parlamenti nazionali degli Stati membri. 

Di fronte alle accuse dell’emiciclo di “non prendere abbastanza sul serio il Parlamento” e le sue richieste, Roth ha messo in chiaro che in Consiglio è ben noto che senza l’approvazione dell’Eurocamera sul bilancio a lungo termine non ci sarà accordo su tutto il resto. Il Consiglio, assicura ancora, è ben consapevole del suo ruolo in questa crisi e in questo momento. 

Tags: bilancio ueparlamento europeorisorse proprie

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