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Home » Politica » Next Generation EU, von der Leyen: “Città e regioni al centro della ripresa”

Next Generation EU, von der Leyen: “Città e regioni al centro della ripresa”

Azzerare le distanze tra aree urbane e rurali, colmare il divario digitale, rendere i sistemi sanitari più resilienti. Le priorità della Commissione europea nell'intervento della presidente al Comitato europeo delle regioni riunito in plenaria

Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
12 Ottobre 2020
in Politica
Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen

Bruxelles – Regioni, città, enti locali. La politica loco-regionale dell’Unione europea sarà al centro del fondo Next Generation Eu, proposto dalla Commissione europea a maggio 2020 per bilanciare la crisi economica innescata dal Coronavirus. Lo annuncia la stessa presidente Ursula von der Leyen parlando alla 140° sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (12-14 ottobre) chiedendo ai rappresentati regionali e locali di presentare non solo un lista di progetti da finanziare con le risorse del piano di ripresa, ma una vera e propria visione di come dovrebbe essere il futuro dell’Unione europea. “La ripresa dell’Ue avrà successo solo se anche le città saranno in grado di riprendersi”.

La plenaria del Comitato si è aperta con la presentazione dell’annuale Barometro regionale e locale da parte del presidente del CdR, Apostolos Tzitzikostas, dedicato all’impatto economico del Coronavirus su regioni e città dell’UE. Secondo il rapporto, diminuzione dei ricavi e aumento delle spese mettono in seria difficoltà la ripresa di città e regioni. Si stima che la diminuzione dei ricavi nel 2020 delle autorità subnazionali solo in Italia, Francia e Germania sia pari a 30 miliardi di euro. Atteso un crollo nei ricavi da oltre il 90 per cento delle regioni e dei comuni dell’UE.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Comitato delle Regioni, Apostolos Tzitzikostas

Il Coronavirus è solo una delle sfide che l’UE si trova ad affrontare nei mesi a venire, ma è forse quella che sarà più difficile da superare. Ha messo in luce le carenze ma anche i punti di forza del progetto europeo. “Ci ha fatto vedere quanto è forte l’Ue”, sostiene la presidente von der Leyen. Dopo una prima fase di incertezza, si sono “creati legami di solidarietà che ci hanno aiutato a superare i momenti più difficili”. E quando la crisi è scoppiata le “autorità locali erano la prima linea di difesa”, riconosce la tedesca.

Sindaci, governatori, consiglieri. A loro si rivolge von der Leyen sottolineando che la crisi ha messo alla prova in un primo momento il principio della coesione dell’UE. “Ci sono state aree dell’Unione più colpite di altre”, e subito è stato evidente che in alcuni territori dell’UE la ripresa sarebbe stata più lenta. Evidente lo è tuttora. La pandemia rischia di alimentare ancora il divario rurale-urbano in UE e per questo i rappresentanti locali chiedono alle istituzioni europee di distribuire le risorse previste dal fondo di ripresa sulla base dell’impatto territoriale della crisi. “Saranno al centro della nostra ripresa”, assicura von der Leyen.

Il barometro mette in guardia sul fatto che ad aggravare le fratture già presenti in Europa tra aree urbane e rurali è soprattutto il divario digitale, che la pandemia ha reso ancora più evidente. Secondo i dati, solo sei Stati membri dispongono di un’offerta scolastica altamente digitale per l’80 per cento o più degli studenti. Di questo è consapevole la Commissione europea, che ha già annunciato di voler investire il 20 per cento del Next Generation per lo sviluppo digitale dell’Ue.  Attualmente il “40 per cento delle persone che vivono nelle zone rurali non ha ancora accesso alla più elementare rete Internet ad alta velocità”, riconosce anche von der Leyen. La connessione ad internet è prerequisito per “lavorare a casa, per imparare a casa e per fare acquisti online. Senza la banda larga non è possibile costruire o gestire un’impresa in modo efficace”. Per l’Esecutivo, il Next Generation EU è un’opportunità unica per espandere 5G, 6G e fibra ottica e portarli in ogni territorio dell’Ue, anche quelli più arretrati dal punto di vista digitale.

Una buona parte delle risorse di Next Generation EU andrà in “assistenza per i territori e nella resilienza dei sistemi sanitari”, aggiunge ancora la tedesca. Il che significa investimenti per nuovi ospedali, attrezzature migliori e sistemi sanitari più forti. Qui i governi locali giocheranno un ruolo importante per individuare e indirizzare le priorità di investimento da parte di Bruxelles. Secondo i piani della Commissione europea, un terzo di NGE finanzierà  infine i piani verdi dell’Europa, in linea con il Green Deal in modo da favorire la transizione del continente a zero emissioni. Proprio questa settimana l’Esecutivo presenterà il suo piano per l’urbanistica Renovation wave, che si concentrerà principalmente sull’efficienza energetica degli edifici, che da soli costituiscono il 40 per cento delle emissioni in UE.

Ripresa verde, digitale e inclusiva, con l’esigenza di assottigliare le distanze tra territori in Ue. Questo chiede anche il presidente del Comitato Apostolos Tzitzikostas nel suo intervento di apertura ai lavori della plenaria, sottolineando che la proposta di Next Generation Eu rappresenta una “risposta audace” da parte della Commissione europea, ma che per essere davvero “eccezionale” andrà improntata sulle reali esigenze dell’Unione europea e dei suoi programmi, non solo sulle priorità nazionali degli Stati membri.

Tags: 5Gapolostos tzitzikostascomitato europeo delle regionicommissione europeacoronavirusCovid 19digitaledivario digitaleNext Generatuion Euursula von der leyen

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