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Home » Politica » Tra i leader c’è chi mette Orban fuori dall’UE. I Paesi Bassi evocano la “Ungrexit”. Il Portogallo: “Nessuno è membro dell’UE perché è stato obbligato”

Tra i leader c’è chi mette Orban fuori dall’UE. I Paesi Bassi evocano la “Ungrexit”. Il Portogallo: “Nessuno è membro dell’UE perché è stato obbligato”

Rutte evoca l'articolo dei trattati che permette di recedere dall'Unione, e Costa lo sostiene

Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
25 Giugno 2021
in Politica

Bruxelles – L’Ungheria può anche andarsene. Spetta al governo di Budapest compiere il passo, ma nel blocco dei Ventisette si comincia a mettere Viktor Orban alla porta. La legge in materia di omosessualità e diritti LGBT ha passato il segno. La discussione dei leader “è stata difficile, dura”, riconosce il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine del vertice dei capi di Stato e di governo, e tra i presenti il più diretto è stato Marc Rutte. Il primo ministro olandese ha intimato a Orban di attivare l’articolo 50 dei trattati, quello che stabilisce che “ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione”. E’ il dispositivo normativo che ha portato alla Brexit.

Il primo ministro portoghese, Antonio Costa, il cui governo detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, sposa la linea olandese. “Non si può essere un membro dell’UE se non ne rispettano regole e valori”, dice in conferenza stampa. Quindi l’affondo. “Nessuno è membro dell’UE perché è stato obbligato, ma perché si è scelto di condividere dei valori”. Anche il Portogallo ‘caccia’ l’Ungheria di Orban dal club a dodici stelle.

Torna a usare toni duri anche Ursula von der Leyen. “Questa legge chiaramente discrimina”, sostiene la presidente della Commissione europea, citando di proposito l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Qui è scritto che l‘Ue “si fonda sul rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appar­tenenti a minoranze”, ed è qui che “i nostri trattati sono molto chiari sui valori”, sottolinea. Non è tra quanti evocano scenari di uscita dell’Ungheria dal blocco dei Ventisette, limitandosi ad annunciare nei confronti di Budapest “la procedura è aperta“, dal momento che “ho inviato una lettera”. Cosa succederà “dipende dalla risposta dell’Ungheria”.

Una soluzione sembra offrirla il Lussemburgo. Il primo ministro del Granducato, Xavier Bettel, sa che l’uscita  dell’Ungheria non è una via percorribile. Deve essere lo Stato a volerla, e non possono deciderla gli altri. “Anche i Paesi Bassi hanno affermato che questa non sarebbe una procedura facile”, ragion per cui “potremmo collegare il sostegno finanziario allo stato di diritto poiché il denaro di solito convince più” di altro.

Tags: Antonio Costaarticolo 50consiglio europeodiritti LgbtLgbtstato di dirittoUeungheriaursula von der leyenvertice dei leaderXavier Bettel

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