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Home » Politica » Non disperdere l’eredità di Draghi

Non disperdere l’eredità di Draghi

Dopo la schiacciante di Fratelli d'Italia alle elezioni, si guarda a cosa lascia all’Italia l’esperienza di governo di Mario Draghi

Antonio Gozzi di Antonio Gozzi
29 Settembre 2022
in Politica
Mario Draghi

Il giorno dopo le elezioni, che data la schiacciante vittoria del centrodestra e soprattutto di Fratelli d’Italia porteranno a un governo guidato da Giorgia Meloni, è lecito chiedersi cosa lascia all’Italia l’esperienza di governo di Mario Draghi.

Sono tra coloro che ha ritenuto e ritiene che la fine anticipata della legislatura causata dal licenziamento di Draghi da parte di Conte, Salvini e Berlusconi sia stato un grave atto di irresponsabilità. Penso questo perché l’azione del Governo Draghi si era caratterizzata per alcuni elementi fondamentali che hanno enormemente giovato all’Italia e che dovrebbero costituire un preciso riferimento anche per l’azione del nuovo Esecutivo.

È quella che molti hanno chiamato l’agenda Draghi, costituita da precisi elementi di merito ma anche di metodo. Che cosa è l’agenda Draghi?

È stato giustamente rilevato che il Presidente del Consiglio stesso ha cercato di rispondere a questa domanda nella conferenza stampa del 4 agosto.

“Sostanzialmente è una serie di risposte, interventi e riforme”. “Si pensi alla pandemia di Coronavirus, ai fondi che sono arrivati grazie al Pnrr e agli obiettivi raggiunti, alla crescita straordinaria di questi due anni”. Poi per essere ancora più chiaro ha proseguito: “È difficile dire che esiste un’agenda. Ma se proprio ci devo pensare allora è fatta di cosa? Prima di tutto è fatta di risposte pronte ai problemi che si presentano, e veramente vorrei riuscire ad arrivare a dare anche al governo successivo il conseguimento di tutti gli obiettivi per quest’anno. È una questione di credibilità, sia sul fronte interno, ma anche internazionale, perché avere il credito internazionale alto come lo ha oggi l’Italia è importantissimo per la crescita interna, per il benessere, per la prosperità, per l’equità sociale, per poter fare tutte le riforme necessarie senza un ostile vincolo esterno”.

Due giorni fa la Commissione Europea licenziando la seconda tranche di 21 miliardi di euro del Pnrr per il nostro Paese, attraverso la voce di Ursula Von der Leyen, ha fatto i complimenti all’Italia per aver raggiunto i 41 obiettivi che erano la condizione per erogare la seconda tranche e per “aver dimostrato di credere molto nelle riforme”.

Fare le cose che ci si è impegnati a fare con approccio razionale e pragmatico dal punto di vista del metodo mi sembra la principale eredità di Draghi perché così la credibilità dell’Italia cresce.

Ma ci sono elementi di contenuto che vanno ricordati perché altrettanto fondamentali.

  • La collocazione internazionale del nostro Paese nel quadro delle alleanze euro-atlantiche. Draghi ha mantenuto saldamente l’Italia nel solco della sua tradizionale collocazione occidentale. Ha guidato l’Europa nella solidarietà attiva alla resistenza ucraina contro l’invasore russo senza tentennamenti, spiegando che difendere i valori di libertà e autodeterminazione dei popoli è il valore costitutivo dell’Occidente. Ha ricordato a quelli che io chiamo “i pacifisti nostrani della resa” che gli ucraini non possono difendersi a mani nude e che gli aiuti militari decisi da nostro Parlamento a favore dell’Ucraina sono indispensabili. I leader di due forze della maggioranza di destra che guiderà il Paese in futuro, Salvini e Berlusconi, in più occasioni hanno mostrato, per ragioni che andranno indagate e comprese, debolezze e ambiguità nei confronti di Putin. Giorgia Meloni, che per la verità ha mostrato sempre al riguardo chiarezza e coerenza con le posizioni del Governo Draghi, dovrà attentamente vigilare sui suoi alleati.
  • Il rapporto con l’Europa. Draghi, convinto europeista, ha dimostrato prima come presidente della BCE poi come presidente del Consiglio che l’Italia può stare in Europa con l’orgoglio del grande Paese fondatore, con autorevolezza, sostenendo le ragioni e gli interessi nazionali senza vergognarsene e non indulgendo mai alla retorica europea che fa finta di non vedere quanto è complicato e difficile comporre i vari interessi in gioco. Si pensi alla vicenda del price cap sul gas, non ancora conclusa se mai lo sarà. Per giocare questa partita bisogna stare dentro la costruzione e l’impianto comunitario proponendone una profonda riforma, soprattutto sulla governance, ma lavorando all’interno. È vero che le voci pazze, sentite all’inizio della passata legislatura, di uscita dall’euro (esponenti leghisti e M5S) oggi tacciono, ma la vicinanza della Meloni e di Salvini a Orban preoccupano assai i nostri partners europei. Anche in questo caso Meloni è attesa a scelta chiare e prive di ambiguità.
  • La situazione economica. Negli ultimi due anni c’è stata nel nostro Paese una crescita economica vivacissima, sorprendente se paragonata alle difficoltà di altre economie manifatturiere come la Germania. Tale crescita ha consentito di recuperare il livello di Pil pre-pandemia con un anno di anticipo. Il debito pubblico, grazie anche a questa crescita, alla fine dell’anno dovrebbe scendere al 145 per cento del Pil, 10 punti in meno del 155 per cento del 2020, con la caduta del debito più rapida mai registrata nella nostra storia. Come detto Draghi lascia anche un Pnrr già impostato, che ha portato a casa già le prime due rate per oltre 40 miliardi di euro. È fondamentale che il Pnrr sia portato avanti con la stessa puntualità nel rispetto degli impegni e con la stessa forza, per garantire al Paese il mantenimento di elevati livelli di crescita e di modernizzazione.
  • La crisi energetica. Il Governo Draghi si è mosso con tempestività e autorevolezza internazionale per ridurre da subito la dipendenza dal gas russo. Ha sostenuto le rinnovabili e i processi di decarbonizzazione ma d’intesa con il ministro Cingolani non ha mai condiviso l’estremismo ambientalista e alla conferenza sul clima di Glasgow ha detto con coraggio che le rinnovabili sono importanti ma non bastano. Inoltre con l’aiuto dell’Eni, straordinario asset nazionale, per troppo tempo marginalizzato dall’ideologia degli estremisti dell’ambiente, si sono raggiunti accordi con molti paesi, primo fra tutti l’Algeria per arrivare, nel giro di due anni, a sostituire completamente il gas di Putin. In questa strategia la realizzazione dei due rigassificatori di Piombino e Ravenna è fondamentale. Meloni finora non è riuscita a convincere il Sindaco di Piombino, esponente di FdI, a non mettersi di traverso a tale realizzazione. Campagna elettorale? Può darsi, ma ora i nodi vengono al pettine e bisogna anteporre a tutto l’interesse nazionale tante volte sbandierato. Inoltre il governo uscente è riuscito a gestire le difficoltà della crisi energetica stanziando importantissimi sostegni a famiglie e imprese, oltre 60 miliardi di euro, senza fare scostamenti di bilancio.
  • La disciplina di bilancio per un Paese come il nostro che ha un debito pubblico gigantesco la cui gestione, con il rialzo dei tassi, diventerà ancor più complicata, è essenziale per mantenere la fiducia dei mercati. Draghi nei mesi della campagna elettorale è stato inflessibile nel non accogliere le insistenti richieste, provenienti da diverse forze politiche, di scostamento di bilancio. Meloni in campagna elettorale ha più volte ricordato che non vuole disintegrare i conti pubblici smentendo implicitamente le promesse impossibili dei suoi alleati, Lega e Forza Italia, che sono arrivate a cubare più di 100 miliardi di euro di scostamenti. Speriamo che continui con questa impostazione. La scelta del nuovo ministro dell’Economia sarà un segnale importantissimo al riguardo.
Tags: mario draghi

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