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Home » Economia » Stretta contro greenwashing e obsolescenza programmata, Parlamento Ue pronto ai negoziati con gli Stati

Stretta contro greenwashing e obsolescenza programmata, Parlamento Ue pronto ai negoziati con gli Stati

Adottato in plenaria a Strasburgo il mandato negoziale per avviare i colloqui con gli Stati membri sulla proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, che prevede anche la stretta contro il greenwashing

Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
11 Maggio 2023
in Economia
greenwashing

Bruxelles – Stretta contro greenwashing, obsolescenza programmata e informazioni ingannevoli a livello ambientale. Via libera dall’Europarlamento riunito a Strasburgo con 544 voti favorevoli, 18 contrari e 17 astensioni, alla posizione negoziale proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, proposta dalla Commissione europea a marzo 2022 come parte del pacchetto sull’economia circolare. Nel mandato negoziale, l’Europarlamento spinge per vietare l’uso di indicazioni ambientali fuorvianti o generiche come “rispettoso dell’ambiente”, “naturale”, “biodegradabile”, “neutrale dal punto di vista climatico” o “ecologico” se non sono accompagnate da prove dettagliate e punta a vietare le dichiarazioni ambientali basate esclusivamente su sistemi di compensazione delle emissioni di carbonio.

L’Eurocamera spinge anche per vietare pratiche ingannevoli come fare dichiarazioni sull’intero prodotto se la dichiarazione è vera solo per una parte di esso, o affermare che un prodotto durerà un certo periodo di tempo o potrà essere utilizzato con un determinato livello di intensità se ciò non è vero. Per rendere semplificate le informazioni sui prodotti, i deputati prevedono di autorizzare solo etichette di sostenibilità basate su sistemi di certificazione ufficiali o stabiliti da autorità pubbliche. La proposta della Commissione Ue si scaglia anche contro la cosiddetta obsolescenza programmata dei prodotti, ovvero quella pratica commerciale per la quale alcune aziende tendono a prefissare il ciclo di vita di un prodotto, ad esempio uno smartphone, per farlo durare di meno.

In questo modo si suscita nel consumatore l’esigenza di sostituire i prodotti. Il Parlamento vuole vietare l’introduzione di caratteristiche di progettazione che limitino la durata di un prodotto o che ne causino il malfunzionamento prematuro. Inoltre i produttori non dovrebbero essere autorizzati a limitare le funzionalità di un prodotto quando questo viene utilizzato con materiali di consumo, parti di ricambio o accessori (ad esempio caricabatterie o cartucce d’inchiostro) prodotti da altre aziende. Per aiutare le persone a scegliere prodotti più duraturi e riparabili, gli acquirenti dovrebbero essere informati di eventuali limiti alla riparazione prima dell’acquisto. “Il settore non potrà più guadagnare producendo beni di consumo che si rompono a garanzia appena scaduta. I consumatori dovranno essere informati in modo chiaro delle opzioni e dei costi di riparazione”, ha commentato la relatrice relatrice Biljana Borzan (S&D). “Le etichette dei prodotti informeranno i cittadini sui prodotti con una garanzia di durata maggiore e i fabbricanti con i prodotti più durevoli ne beneficeranno. La giungla delle false dichiarazioni ambientali finirà, poiché saranno consentite solo le dichiarazioni ecologiche certificate e comprovate”. Gli Stati membri al Consiglio Ue hanno adottato la posizione il 3 maggio, potranno ora iniziare i negoziati tra i due co-legislatori dell’Ue.

Contro il greenwashing, a marzo di quest’anno, la Commissione europea ha poi presentato un’altra proposta di direttiva per porre fine alle affermazioni più o meno vaghe o in certi casi, addirittura fuorvianti, sui prodotti o sui servizi offerti dalle aziende, così da regolarne la comunicazione sull’impatto ambientale della loro attività. In uno studio del 2020, Bruxelles ha analizzato circa 150 dichiarazioni ambientali fatte dalle aziende (come “imballaggi realizzati con materiali riciclati” o anche “impronta climatica ridotta”), concludendo che il 53,3 per cento delle indicazioni ambientali esaminate nell’Ue sono “vaghe, fuorvianti o infondate” e il 40 per cento non è stato comprovato. La proposta di direttiva si scaglia nello specifico contro le pratiche diffuse del greenwashing e prevede che quando le aziende scelgono di fare una “dichiarazione verde” sull’impatto ambientale dei loro prodotti o servizi, dovranno rispettare norme minime su come dimostrare queste affermazioni, su basi scientifiche e riconosciute.

Tags: greenwashingparlamento europeo

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