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Home » Economia » Gli Stati membri Ue provano a superare lo stallo sulla revisione della direttiva rinnovabili

Gli Stati membri Ue provano a superare lo stallo sulla revisione della direttiva rinnovabili

Il punto sul testo torna in agenda mercoledì alla riunione degli ambasciatori dei 27, dopo un mese di stop dall'ultima riunione in cui la Francia ha fatto pressione per il riconoscimento dell'energia nucleare

Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
13 Giugno 2023
in Economia
rinnovabili

Bruxelles – Stoccolma ci riprova. Dopo uno stallo lungo quasi un mese, la revisione della Direttiva sull’energia rinnovabile (Red III) torna in agenda tra gli ambasciatori dei 27 Stati membri che domani (14 giugno) si riuniranno al Coreper (il comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue) per cercare di dare il via libera definitivo all’accordo con l’Europarlamento, raggiunto il 30 marzo scorso per alzare l’obiettivo vincolante di quota di rinnovabili fino al 42,5 per cento entro il 2030, dall’attuale 32 per cento previsto dalla direttiva del 2018. A quanto apprende Eunews, la presidenza di Stoccolma si sarebbe convinta a rimettere il punto in agenda mercoledì perché alcuni “Stati membri hanno cambiato la loro posizione” sul dossier, dunque è convinta che sia più facile arrivare a raggiungere la maggioranza qualificata richiesta per il via libera (che si ottiene quando il 55 per cento degli Stati membri vota a favore – in pratica, 15 paesi su 27 – e quando gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65 per cento della popolazione totale dell’Ue).

Gli ambasciatori dei 27 avrebbero dovuto dare via libera lo scorso 17 maggio all’accordo raggiunto con il Parlamento Ue sulla revisione della direttiva sulle energie rinnovabili (RED III), uno dei dossier chiave del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’ presentato dalla Commissione europea a luglio 2021 come una tabella di marcia per abbattere le emissioni del 55 per cento (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030, come tappa intermedia per la neutralità climatica al 2050. Poco prima del voto, Francia si è messa alla guida di un gruppo di Paesi pro-nucleare (tra cui Bulgaria, Romania, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca) che hanno di fatto bloccato il via libera all’accordo – generalmente un passaggio puramente formale – facendo pressione per un maggiore riconoscimento delle energie a basso contenuto di carbonio di origine nucleare nel testo finale dell’accordo. Il blocco francese sulle rinnovabili, con effetto a catena, ha portato a ripercussioni sull’altro testo in agenda, il regolamento sui carburanti green per gli aerei, dal momento che la Germania – a sua volta capofila degli Stati membri più ostili a riconoscere l’energia dell’atomo tra le fonti pulite in senso proprio – ha collegato l’approvazione del regolamento ‘RefuelEu’ alla revisione della direttiva sulle rinnovabili in una logica “a pacchetto”. Non si approva uno, se non si approva anche l’altro.

Le resistenze francesi hanno spinto la presidenza della Svezia alla guida semestrale dell’Ue a rimuovere entrambi i punti in agenda e a rimandare a data da destinarsi il voto. Anche in fase di negoziato, Stati e Parlamento Ue hanno raggiunto a fatica un accordo, divisi proprio sul riconoscimento dell’idrogeno prodotto da energia nucleare su spinta francese. L’intesa trovata a fine marzo prevede che le industrie aumentino l’uso di energie rinnovabili dell‘1,6 per cento all’anno, con una quota del 42 per cento dell’idrogeno che utilizza fonti rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) entro il 2030 e il 60% entro il 2035. Combustibili rinnovabili di origine non biologica sono principalmente idrogeno rinnovabile (prodotto attraverso elettrolisi dell’acqua) e combustibili sintetici a base di idrogeno. L’intesa prevede che gli Stati membri possano approfittare di uno ‘sconto’ del 20% sul contributo dell’idrogeno rinnovabile nel settore industriale attraverso l’idrogeno prodotto dall’energia nucleare. Lo sconto è possibile quando il contributo nazionale raggiunge il contributo vincolante per l’Ue (ovvero la quota del 42,2 per cento) e quando la quota di idrogeno da combustibili fossili consumata nello Stato membro è inferiore al 23 per cento nel 2030 e al 20 nel 2035.

Lo sconto del 20% è pensato per andare incontro alle richieste di Parigi. Un fatto irrituale che si cerchi di rinegoziare i termini di un accordo ormai chiuso, ma solo all’inizio dell’anno proprio la Germania ha creato un ‘precedente’ a livello comunitario bloccando per settimane l’approvazione finale di un regolamento che pone fine alle vendite di nuove auto con motore a combustione, come diesel e benzina, dal 2035. Berlino ha battuto i pugni e in effetti ha strappato un’esenzione per i carburanti elettrici, i cosiddetti e-fuels. Lo stesso sta cercando di ottenere la Francia bloccando la revisione RED, per cercare di ottenere di più sul riconoscimento dell’atomo nella strategia europea per le rinnovabili.

Tags: direttiva rinnovabiliunione europea

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