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Home » Politica » Centinaia di funzionari Ue attaccano von der Leyen per il “sostegno incondizionato” a Israele

Centinaia di funzionari Ue attaccano von der Leyen per il “sostegno incondizionato” a Israele

In oltre 800 firmano una lettera "rattristati" per le "posizioni infelici" prese dalla presidente della Commissione europea a nome dell'istituzione intera. Nel testo l'appello per il cessate il fuoco e la protezione della vita dei civili, e la denuncia dei "due pesi e due misure" rispetto alle violazioni dei diritti umani in Ucraina

Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
20 Ottobre 2023
in Politica
von der leyen

European Commission President Ursula von der Leyen listens during a debate on the attacks by Hamas against Israel and the humanitarian situation in Gaza (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP)

Bruxelles – Ursula von der Leyen messa con le spalle al muro dai suoi stessi funzionari. In una lettera recapitata oggi (20 ottobre) alla presidente dell’esecutivo comunitario, di cui Eunews ha preso visione, un gruppo di membri della Commissione europea ha criticato duramente il “sostegno incondizionato” mostrato dalla leader nei confronti di Israele e la sua “apparente indifferenza dimostrata nei giorni scorsi riguardo ai massacri di civili in corso nella Striscia di Gaza”.

Secondo alcune fonti sarebbero 843 i funzionari della Commissione europea, con sede a Bruxelles o in delegazioni all’estero, ad aver firmato la missiva. “Sorpresi” e “rattristati” dalle “recenti azioni e posizioni infelici” prese da von der Leyen a nome dell’istituzione intera, che sembrano “dare mano libera all’accelerazione e alla legittimità di un crimine di guerra nella Striscia di Gaza”. Dopo che “la tragedia palestinese va avanti da decenni in totale impunità”.

I funzionari denunciano “l’evidente dimostrazione di due pesi e due misure nel considerare il blocco (di acqua e carburante) operato dalla Russia nei confronti del popolo ucraino come un atto di terrorismo, mentre l’identico atto di Israele contro il popolo di Gaza viene completamente ignorato”. Una posizione, quella ostentata con fermezza da von der Leyen in questi dieci giorni, che non ha niente a che vedere con i “principi fondatori, la pace, la giustizia e i diritti umani” che definiscono il progetto europeo: “Saremmo stati orgogliosi – scrivono i funzionari – se l’Unione europea, faro della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, nonché premio Nobel per la pace nel 2012, avesse chiesto la cessazione immediata delle ostilità e della violenza indiscriminata contro i civili“. O quanto meno se “avesse utilizzato tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione per avviare un dialogo tra le parti per il ritorno a casa sani e salvi degli ostaggi israeliani e internazionali e per la revoca dell’assedio di Gaza”.

Ursula von der Leyen e Roberta Metsola visitano il kibbutz di Kfar Azza, dove Hamas ha massacrato oltre 100 civili israeliani

Ma così non è stato, la presidente della Commissione europea – nonostante abbia sottolineato la necessità di distinguere tra Hamas e il popolo palestinese e le sue legittime ambizioni – non ha finora avuto contatti con nessun rappresentante delle autorità palestinesi. Una scelta, quella di chiudere completamente occhi e orecchie alle sofferenze del popolo palestinese, che può mettere in pericolo gli stessi lavoratori delle istituzioni europee. E che non farà altro che alimentare uno scontro culturale. “La posizione partigiana” della Commissione, si legge nella lettera, “sta contribuendo ad ampliare il divario tra l’Europa e il mondo musulmano, dentro e fuori le frontiere dell’Unione, nonché un crescente sentimento di antisemitismo. Questo non solo è pericoloso dal punto di vista della sicurezza, anche per il personale dell’Ue nelle sedi centrali e nelle delegazioni, ma favorisce l’emergere di ideologie che hanno pesato su generazioni di europei prima di noi, e che i Padri fondatori dell’Europa hanno cercato di sradicare proprio attraverso questa Europa in cui continuiamo a credere”.

Per tutti questi motivi, l’appello che si alza da una parte dell’istituzione è quello di “contribuire a porre fine alle atrocità che si svolgono davanti ai nostri occhi”. Chiedendo, insieme ai leader di tutta l’Ue, “il cessate il fuoco e la protezione della vita dei civili”. Perché è questo il significato stesso dell’esistenza dell’Unione europea e della sua proiezione nei rapporti con il resto del mondo. Altrimenti, avvertono i firmatari della lettera, “l’Ue rischia di perdere ogni credibilità e la sua posizione di intermediario giusto, equo e umano“. In chiusura alla missiva, l’invito a von der Leyen e ai “massimi dirigenti dell’Unione europea a chiedere incessantemente la creazione di uno Stato palestinese indipendente, lungo i confini del 1967, che viva fianco a fianco con lo Stato di Israele”. E, in linea con quanto sostenuto dall’Alto rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell, all’emiciclo di Strasburgo, di “contribuirvi attivamente”. Perché le parole non bastano più.

La bandiera di Israele proiettata su Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea a Bruxelles (Photo by JOHANNA GERON / AFP)

La voce delle centinaia di funzionari che hanno firmato la lettera è sicuramente minoritaria, la Commissione europea conta circa 32 mila dipendenti e lavoratori a contratto in tutto il mondo. Ma fa rumore, perché è la conferma dall’interno di un malessere che a Bruxelles si percepisce da giorni rispetto alla risposta di von der Leyen al riaccendersi del conflitto israelo-palestinese. E che potrà giocare la sua parte nella corsa dell’ex ministra a un secondo mandato alla guida della Commissione europea.

Tags: GazahamasIsraeleVon der Leyen

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