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Home » Economia » È in vigore in Ue la tassa minima sulle multinazionali che dovrebbe generare 220 miliardi in tutto il mondo

È in vigore in Ue la tassa minima sulle multinazionali che dovrebbe generare 220 miliardi in tutto il mondo

Dal primo gennaio le imprese con entrate superiori ai 750 milioni di euro dovranno versare un'aliquota minima del 15 per cento, in linea con quanto stabilito dall'Ocse. Il commissario Ue Gentiloni: "Così freniamo la corsa al ribasso". Ma ancora molti Paesi mancano all'appello

Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
2 Gennaio 2024
in Economia
tassa minima multinazionali

Bruxelles – Passo importante verso l’obiettivo dell’equità fiscale. Con l’anno nuovo, è entrata in vigore la direttiva Ue che impone una tassazione minima effettiva del 15 per cento per le multinazionali attive sul suolo comunitario.

L’accordo tra i 27 era arrivato nel dicembre 2022, all’unanimità – come previsto per le questioni fiscali -, dopo lunghe trattative. A livello globale, la riforma fiscale internazionale architettata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) è stata approvata da 139 Paesi, che rappresentano oltre il 90 per cento del Pil mondiale. Inclusi i giganti Stati Uniti, Cina, India e Russia.

La tassazione minima per le grandi aziende è l’implementazione del “secondo pilastro” della riforma dell’Ocse, mentre il primo è incentrato sulla riallocazione degli utili imponibili. L’obiettivo è porre fine una volta per tutte a quella che viene definita “corsa al ribasso” – dumping fiscale -, ovvero il progressivo abbassamento delle aliquote delle imposte sul reddito al fine di attrarre gli investimenti delle multinazionali nelle economie nazionali. Con i 27 dell’Ue, i primi ad attuare la riforma sono stati il Regno Unito, la Norvegia, l’Australia, la Corea del Sud, il Giappone e il Canada. Molti ancora mancano all’appello.

Tutte le grandi società – al netto di enti governativi, Ong e fondi di pensione e di investimento – con entrate finanziarie superiori a 750 milioni di euro all’anno dovranno mettersi il cuore in pace. Paesi come Ungheria, Bulgaria, Irlanda e Cipro, che hanno imposte sulle società tra il 9 e il 12 per cento, dovranno uniformarsi alla direttiva e aumentare il prelievo alle multinazionali che hanno costruito casa dove intravedevano vantaggi fiscali. L’esempio lampante sono le aziende big tech con sede in Irlanda: Google, Apple, Meta, Microsoft, Amazon. Solo alcuni nomi.

La sede di Google a Dublino (Photo by PAUL FAITH / AFP)

In concreto, la direttiva prevede una serie di regole comuni per il calcolo e l’applicazione di una “top-up tax” dovuta in un determinato Paese nel caso in cui l’aliquota fiscale effettiva sia inferiore al 15 per cento. Se una società controllata non è soggetta all’aliquota minima effettiva nel Paese estero in cui è situata, lo Stato membro della società madre applicherà un’imposta integrativa complementare anche a quest’ultima. Inoltre, la direttiva garantisce una tassazione effettiva nei casi in cui la società madre sia situata al di fuori dell’UE in un Paese a bassa tassazione che non applica norme equivalenti.

“Una nuova alba per la tassazione delle grandi multinazionali”, ha commentato il commissario Ue per gli Affari economici, Paolo Gentiloni. Un “passo importante verso un sistema di tassazione delle imprese più equo”. Secondo le stime dell’Ocse, la riforma fiscale globale potrebbe generare 220 miliardi di dollari in tutto il mondo. A patto che tutti i firmatari tengano fede alla parola data e mettano in pratica l’accordo.

Tags: multinazionalitassazione minimatasse

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