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Home » Politica Estera » Mogherini: Libia come porto non sicuro “è una valutazione della Corte Ue dei diritti dell’Uomo”

Mogherini: Libia come porto non sicuro “è una valutazione della Corte Ue dei diritti dell’Uomo”

Replicando a quanto chiesto dal ministro dell'Interno italiano stamattina, l'alta rappresentante ha spiegato che quella della Corte è “una valutazione puramente giuridica” sulla quale “non c’è" alcuna "decisione politica da prendere”

Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
16 Luglio 2018
in Politica Estera
Federica Mogherini

Federica Mogherini

Bruxelles – Dopo che la Commissione europea ha ribadito che la Libia non è un “porto sicuro” dove sbarcare i migranti, il 16 luglio l’alta rappresentante per la politica Estera e di Sicurezza Ue Federica Mogherini ha rincarato la dose, spiegando che la definizione data a Tripoli proviene dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e non può, quindi, essere oggetto di decisioni politiche.

La decisione della Corte, ha spiegato l’alta rappresentante durante il consiglio Affari esteri il 16 luglio, è “una valutazione puramente giuridica” sulla quale “non c’è” alcuna “decisione politica da prendere”, dal momento che la decisione “è nelle mani di una corte indipendente”.

Qualche ora prima, facendo riferimento alle dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, l’esecutivo comunitario aveva avvertito che “nessuna operazione europea o nave europea” deve far sbarcare profughi in Libia, “perché noi non consideriamo la Libia un porto sicuro“.

In mattinata, Salvini aveva dichiarato che bisogna “cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri”. “C’è questa ipocrisia di fondo in Europa, in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”, aveva continuato Salvini, mentre parlava degli obiettivi italiani da mettere in campo per ridiscutere la missione europea EunavforMed Sophia. 

E, a proposito del cambio del mandato della missione, che è stato anche richiesto dal Primo ministro italiano Giuseppe Conte in una lettera ai vertici dell’Ue, Federica Mogherini ha spiegato di aver chiesto di “accelerare” il processo di revisione, che sarebbe dovuto “iniziare dopo l’estate”. “Credo che già nei prossimi giorni – ha aggiunto l’alta rappresentante – gli stati membri inizieranno a lavorarci su” e “l’Italia lo farà in sede di ambasciatori”. 

L’alta rappresentante ha poi aggiunto di aver chiesto un’ampliamento del mandato della missione e una sua presenza “fisica” in Libia. “Ho chiesto – ha detto il capo della diplomazia europea – che il mandato sia esteso anche al controllo sul traffico del petrolio” e che la missione “possa essere presente anche fisicamente a Tripoli per poter fare il monitoraggio e verificare il lavoro delle Guardie costiere addestrate da noi”.

Sulla seconda proposta, “c’è un pieno sostegno politico, ma i soldi ancora non sono arrivati”- ha ammesso la politica italiana. “Spero che paesi membri onorino il loro  impegni e che le risorse possano siano messe a disposizione prima dell’estate”, ha aggiunto.

Mogherini ha anche espresso la speranza che il comando della missione, continui a rimanere all’Italia anche in caso di cambio di mandato. “Il comando italiano si è dimostrato ottimo”, non c’è stata, da parte dei Paesi membri, nessuna perplessità o critica, mi auguro che possa continuare a essere così”.

Parlando di Libia, l’alta rappresentante ha anche riferito della visita del 14 luglio effettuata a Tripoli, durante la quale ha incontrato Fayez al Sarraj, presidente del Consiglio presidenziale libico e primo ministro del governo di accordo nazionale, e l’inviato speciale delle Nazioni Unite (Onu) Ghassan Salamé. Durante l’incontro, ha spiegato Mogherini, si è discusso del sostegno che va dato al processo politica nel paese, in vista delle elezioni.

Tags: Corte europea dei diritti dell’uomoEunavForMed SophiaFayez al SarrajGhassan SalamélibiaMatteo Salvinimigrantimigrazioninazioni uniteonuporto non sicuro

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