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Home » Economia » Tetto al prezzo del gas, critiche a Bruxelles dall’Algeria. In gioco l’aumento delle forniture all’Europa

Tetto al prezzo del gas, critiche a Bruxelles dall’Algeria. In gioco l’aumento delle forniture all’Europa

Algeri scoraggia l'introduzione del price cap europeo - che dovrebbe entrare in funzione da febbraio - come la Norvegia, primo e secondo fornitore di metano all'Europa dopo l'addio ai combustibili fossili russi

Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
21 Dicembre 2022
in Economia

Bruxelles – Mesi passati a cercare un’intesa in Ue per introdurre un tetto al prezzo del gas per proteggere i consumatori dai picchi e poi, il compromesso raggiunto, non soddisfa nessuno. Le preoccupazioni che nei mesi scorsi hanno frenato la Commissione europea dal presentare una proposta legislativa sul price cap – tra tutte, il timore di scoraggiare forniture aggiuntive da parte di partner dell’Ue alternative alla Russia – potrebbero avere il loro fondamento.

Le prime critiche sono arrivate dall’Algeria che ha bocciato la decisione europea sul tetto massimo del prezzo del gas, affermando che si tratta di una “mossa unilaterale che potrebbe disturbare la stabilità del mercato”, ha detto il ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale algerina Aps. Il ministro ha aggiunto che i “mercati dell’energia devono rimanere liberi in modo che gli investimenti possano continuare”, ricordando che l’Algeria è considerata un fornitore affidabile e sicuro per l’Europa e “siamo in pieno accordo con i nostri partner europei sui prezzi a lungo termine”.

Da quando la Russia ha interrotto le forniture (circa l’80 per cento del totale) di gas all’Europa attraverso il gasdotto NordStream – che trasporta il metano fino alla Germania – Bruxelles sta lavorando con altri Paesi per compensare altrove le forniture. L’Algeria è uno di quelli con cui punta a rafforzare il dialogo energetico nell’ottica di un aumento delle forniture di gas, soprattutto a partire dalla prossima primavera, quando i governi dovranno tornare a riempire di nuovo gli stoccaggi sotterranei del gas in vista dell’inverno 2023/2024.

In una strategia di diversificazione delle forniture da Mosca – in cui Bruxelles stima di dover aumentare le sue importazioni principalmente di gas naturale liquefatto (+50 miliardi di metri cubi), ma anche di gasdotto (+10 bcm o più) – ha individuato la necessità di riavviare il dialogo energetico con l’Algeria e intensificare la cooperazione con l’Azerbaigian alla luce dell’importanza strategica del corridoio meridionale del gas. A ottobre la commissaria europea per l’energia Kadri Simson è volata ad Algeri per rafforzare un dialogo che l’Ue reputa strategico. L’Algeria è il secondo maggiore fornitore di gas dell’Ue (dopo la riduzione delle forniture russe, prima della guerra era il terzo), ma è nei piani di Bruxelles stringere un accordo per aumentare i volumi di gas importati dal lì (le esportazioni di gas dell’Algeria principalmente verso l’Europa hanno raggiunto i 56 miliardi di metri cubi nel 2022) nel quadro della necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi e diversificare i fornitori. Dal viaggio di Simson per ora non sono emersi impegni concreti in tal senso, ma Bruxelles ci lavora. E la decisione sul price cap potrebbe scoraggiarlo.

Lunedì i ministri europei hanno hanno concordato, dopo mesi di negoziati infruttuosi, un meccanismo di correzione del mercato da attivare quando il prezzo del gas sul mercato di scambio di riferimento in Europa – il TTF olandese – supera i 180 euro per megawattora ed è superiore di 35 euro/MWh rispetto ai prezzi del gas naturale liquefatto per tre giorni lavorativi consecutivi. La misura di intervento sul mercato entrerà in funzione il 15 febbraio, dopo una valutazione preliminare da parte dell’Esma, l’autorità di vigilanza sui mercati dell’Ue, e dell’Acer, l’autorità di regolamentazione dell’energia, per un periodo di almeno un anno.

L’accordo finale è stato raggiunto a fatica dopo il via libera della Germania, che era stata fortemente contraria all’idea di un tetto perché preoccupata di scoraggiare il reindirizzamento di forniture di gas dall’Europa verso regioni in cui il gas o il gnl possono essere pagati di più. Paesi Bassi e Austria – che hanno sollevato gli stessi timori di Berlino – si sono astenuti nella votazione finale, con la sola Ungheria che ha votato contro. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare l’adozione formale in forma scritta della misura attraverso il Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue, che dovrebbe confermare l’equilibrio dei voti in Consiglio senza sorprese.

A puntare il dito sul cap di Bruxelles anche diversi operatori di mercato, tra cui ICE (Intercontinental Exchange), l’operatore dell’indice di riferimento del gas europeo TTF, che hanno messo in guardia sul fatto che un tetto massimo al prezzo rischia di aumentare la volatilità dei prezzi perché gli operatori finanziari cercheranno di aggirarlo. La Commissione europea ha fatto propri per mesi gli stessi timori di Berlino, temendo di allontanare potenziali fornitori e ha a lungo rimandato la proposta. Non solo Algeria. Anche la Norvegia (ora diventato il primo fornitore di metano all’Europa) si è da sempre detta contraria all’introduzione del tetto, preferendogli una soluzione commerciale da stabilire insieme con l’Ue contro l’aumento dei prezzi. Un “quadro commerciale” in cui le compagnie si incontrano e stipulano contratti su gas e energia anche a lungo termine. Con Oslo da metà settembre è stata creata una task force con l’intento di studiare i meccanismi per abbassare i prezzi del gas in modo che sia vantaggioso per entrambe le parti, tra cui potenzialmente anche un tetto temporaneo. Le squadre sono al lavoro, ma le visioni sono state inconciliabili fino a ora.

Tags: AlgeriagasNorvegiaprice capunione europea

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