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Home » Editoriali » It began in Africa

It began in Africa

Francesco Cardarelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Ceskoz_" target="_blank">@Ceskoz_</a> di Francesco Cardarelli @Ceskoz_
17 Ottobre 2014
in Editoriali

colonna sonora: Harry Belafonte – Banana boat Song (Day-O)

L’Occidente ha scoperto l’Africa.

Anzi, è stata una riscoperta, come le commedie sexy italiane anni ’70.

Dopo averla negli anni saccheggiata, massacrata, trivellata, schiavizzata, soggiogata, violentata , sfruttata e abbandonata, oggi la riscopre. E pensare che i primi esseri umani sono nati proprio in quel continente.

I quotidiani traffici di armi, di droga e di esseri umani sono solo una declinazione del libero mercato; le migliaia di bambini che muoiono ogni giorno di fame sono solo un pretesto per punzecchiare il senso di colpa dei nostri figli e non fargli lasciare il cibo nel piatto; il posacenere ricavato dalla mano di scimpanzé, il corno di rinoceronte appeso alla porta, la pelle di tigre in salone e il cucciolo di ippopotamo legato in terrazza sono solo ingenui souvenir di un safari nel terzo mondo (tra l’altro Vojteck, l’ippopotamo – si, ha un nome polacco, e allora? -, sta entrando nella pubertà e visto che trovo la sterilizzazione degli animali una vergognosa brutalità, sarò presto costretto ad organizzargli degli appuntamenti: se conoscete un’ippopotama single disposta ad incontrarlo, sia per amore che per danaro, contattatemi in privato).

L’Africa è il paese più ricco e più povero del mondo. E’ quello dei villaggi turistici all-inclusive costruiti sfollando le popolazioni locali, quello dove i neo-schiavi cercano i diamanti e l’oro che poi vengono venduti a peso d’oro (ma dai?) in occidente per i gioielli delle nostre signore (amore hai capito perché non te li regalo? E’ una questione etica!), quello poco industrializzato in cui però si effettuano i processi inquinanti per esportare poi i prodotti finiti nei nostri negozi, quello dove si muore di fame ma si allevano gli animali per i consumi di massa dei nostri supermercati, quello pieno di meravigliose foreste che però vengono distrutte per allevare gli animali per i consumi di massa dei nostri supermercati, quello in cui vivono tantissime specie di animali che però rischiano l’estinzione a causa del bracconaggio (si potrebbe inventare un safari di bracconieri: i turisti armati girano su una jeep e appena vedono tra i cespugli un bracconiere devono sparargli; se lo prendono possono usare la testa impagliata come trofeo) e della deforestazione.

E proprio in queste meravigliose foreste saltavano di palo in frasca le volpi volanti, che sembra un nome di fantasia uscito dai fumetti di Spider-Man degli anni 60, che sembrano essere stati la causa del passaggio del virus ebola dagli animali all’uomo. Intendo le volpi volanti, delle specie di pipistrelli, non i fumetti di Spider-Man degli anni 60, ci manca che mi faccia causa la Marvel. E forse proprio perché l’uomo è andato a disboscare, che se se ne fosse restato a casa, passando più tempo con la propria famiglia, magari il virus sarebbe rimasto là a saltare di palo in frasca.

Oggi, dicevamo, l’Europa riscopre l’Africa perché il continente nero, paraponzi ponzipò, si lo so ma è stato più forte di me, ha deciso di condividere con l’Occidente industrializzato civilizzato ed imparanoiato (perché ha la coscienza più sporca della lettiera di Vojteck) un’altra delle sue ricchezze oltre ad oro, diamanti, rame, ferro, petrolio, gas naturale, legno, tè, caffè, cacao, tabacco, hashish, coca, eccetera…

Il virus dell’ebola è atterrato nel vecchio continente, paraponzi ponzipò, si lo so non aveva senso ma era per par condicio, e anche nel nuovo. Il panico si è diffuso tra la popolazione, grazie anche all’aiuto di telegiornali, giornali e rubriche settimanali, che parlandone continuamente amplificano l’allarme, anche se le probabilità di pandemia sono pari alla percentuale della previsione di crescita italiana nel 2015.

Ma sono già 4 i morti per la gravissima malattia. Cioè, in realtà sono migliaia, da decenni, ma si tratta di africani, quelli che muoiono per noi come Gesù Cristo, nelle miniere, nelle guerre, nelle epidemie, ma questo non fa notizia, è solo la base della nostra civiltà. Fanno notizia 4 morti occidentali su una popolazione di circa 1 miliardo, tra europei e statunitensi. Fa notizia la paura che anche qui possa arrivare qualcosa di non controllabile, che possa distrarci dai nostri aperitivi, dal nostro shopping, dalle nostre pianificazione di vacanze nei villaggi all-inclusive. Fa paura affacciarsi sull’orrore che sostiene il nostro benessere, soprattutto quando rischiamo di sporcarci un po’ i vestiti nuovi.

Fa paura pensare che un ippopotamo domestico entrato in pubertà abbia le zampe troppo corte per masturbarsi e sia costretto a comprarsi l’amore.

I passeggeri che vengono dalle zone più a rischio sono controllati solo negli aeroporti di partenza ed è vero che non sarebbe male aggiungere un altro controllo all’arrivo, ma ricordiamo che in occidente la mortalità per il virus comunque scende al 50% in caso di contagio. Sono contento che ora ci si impegnerà per trovare un vaccino, un antidoto, una cura, che ovviamente poi non sarà venduta in Africa, dove ancora si muore di HIV e tubercolosi, perché non sarebbe conveniente per le case farmaceutiche.

E sono contento che si parli delle migliaia di medici, operatori, volontari, ONG e associazioni che da sempre (si, anche quando non finiscono sui telegiornali) sono presenti su quei territori per aiutare, prevenire, salvare. Sono contento di poter dire GRAZIE a tutte quelle persone che ogni giorno, anche se è rischioso, in qualche modo restituiscono all’Africa un po’ della nostra ricchezza, in termini umanitari, sanitari e organizzativi, in cambio di tutta quella che le togliamo da secoli, senza ricordarcene mai.

Ma per finire la settimana col sorriso sulle labbra, inauguriamo oggi una sottorubrica umoristica con cadenza forsettimanale:

I comunicati stampa dell’eurodeputato Gianluca Buonanno.

14 ottobre 2014: – A Borgosesia (di cui Buonanno è sindaco) controllo sanitario a tutti gli africani.

Buon uichènd a chi si fa prendere dal panico leggendo i giornali e ancora ricorda l’ondata di pitbull che sbranano i bambini, i rumeni che violentano le donne e gli ubriachi che investono i pedoni.

Tags: AfricabellafonteborgosesiaebolaFrancesco Cardarelliong

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