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Home » Cronaca » Immigrazione: la tragicomica guerra di balle e sfottò tra Londra e Bucarest

Immigrazione: la tragicomica guerra di balle e sfottò tra Londra e Bucarest

“Rumeni non venite! Scapperemmo noi da qui, solo che i trasporti pubblici non funzionano”. L'idea (vera) del Governo britannico, impensierito per l'apertura delle frontiere, scatena l'ironia sulla stampa dei due paesi

Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
31 Gennaio 2013
in Cronaca

“Rumeni non venite! Scapperemmo noi da qui, solo che i trasporti pubblici non funzionano”
L’idea (vera) del Governo britannico, impensierito per l’apertura delle frontiere, scatena l’ironia sulla stampa dei due paesi

 Se fossimo ancora ai tempi del Elisabetta I, la regina avrebbe già mandato la sua flotta a pattugliare il canale della Manica. Solo che questa volta il pericolo per la Gran Bretagna non è l’arrivo dell’Invincibile Armada spagnola, ma bensì una ben più misera “invasione” di immigrati rumeni in cerca di lavoro (la maggior parte dei quali armati di secchio e cazzuola da muratori). I tempi non consentono più l’uso della potenza militare (purtroppo per gli inglesi) e così il Governo, impensierito da un possibile flusso migratorio proveniente da Bucarest a partire dalla fine dell’anno, quando verranno meno le restrizioni all’ingresso di cittadini provenienti da Romania e Bulgaria, sta pensando ad una campagna di “dissuasione” di tipo mediatico. Un ministro britannico ha spiegato ai media che lo scopo sarebbe quello di “correggere l’impressione che le strade qui sono lastricate d’oro”.

 A sentire questa storia sembrerebbe di trovarsi in una commedia dei Monty Python, con Gilliam e company vestiti di stracci nella House of Commons, per far credere agli invasori romeni che il Regno Unito è una nazione allo sfacelo. Ma purtroppo è la tragica realtà. Qualcuno sui quotidiani britannici sta tentando di riportare tutti alla ragione, spiegando che paventare un rischio invasione è una evidente stupidaggine anche perché su una popolazione totale di circa 20 milioni di persone, si stima che circa 2,5 milioni di rumeni già lavorano all’estero, insomma, la maggior parte di coloro che volevano lasciare il Paese lo hanno già fatto. E tra quelli che sono rimasti, secondo i sondaggi, pochi intendono partire, e pochissimi verso Londra. Ma intanto la discussione sui media è accesa, lo stesso presidente romeno, Traian Basescu, ha dovuto rassicurare la stampa affermando che “non ci sarà alcuna invasione, la Romania è un Paese bellissimo”.

 Il Guardian ha chiesto ai suoi lettori di inviare delle immagini per questa possibile (e improbabile) campagna di dissuasione. Per fortuna la risposta è stata alquanto ironica da parte della gente che ha inviato slogan come: “Nel Regno Unito le madri sono costrette a dire ai propri figli che l’immondizia è una piante che cresce sul cemento” corredato da foto di cumuli di sacchetto, e “Attenzione, con lo scioglimento dei ghiacci l’isola è destinata a essere sommersa entro il 2020”, o le foto di Cameron e Blair con la scritta “Abbiamo votato per queste persone, non lasciamo il Paese noi stessi solo perché i trasporti pubblici non funzionano”. Nonché tantissimi altri riferimenti al cattivo tempo e alla pioggia.

Dalla Romania il giornale online Gândul ha lanciato una sua campagna di risposta dal titolo “A noi potrebbe non piacere la Gran Bretagna, ma voi venite in Romania!”. Gli slogan sono del tipo: “La metà delle nostre donne assomiglia a Kate (la futura regina, ndr), e l’altra metà a sua sorella”, “Parliamo inglese molto meglio di qualsiasi paese che avete visitato della Francia” o anche “La nostra birra alla spina costa meno della vostra acqua in bottiglia”. Gli argomenti devono essere stati abbastanza convincenti visto che a quanto pare lo stesso principe Carlo ha acquistato diverse proprietà nei villaggi sassoni vicino alla città di Sibiu. Chissà che non siano i romeni a dover chiudere ora le porte alle frotte di britannici in arrivo.

 Alfonso Bianchi

 

Tags: Gran Bretagnalavoratoriromaniastampa

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