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Home » Politica » Legge di Bilancio, fiducia in Senato poi si aprirà la crisi di governo

Legge di Bilancio, fiducia in Senato poi si aprirà la crisi di governo

La manovra finanziaria sarà votata senza modifiche per accelerare la gestione della crisi politica aperta dal risultato del referendum. Renzi, orientato al voto entro febbraio, domani parlerà alla direzione del Pd

Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
6 Dicembre 2016
in Politica
Renzi, crisi, governo

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (Foto Barchielli, Palazzo Chigi)

Roma – Le dimissioni di Matteo Renzi dalla presidenza del Consiglio non staranno in freezer per molto. Potrebbero essere ‘scongelate’ già domani, quando in serata, salvo sorprese clamorose, in Senato arriverà il via libera alla Legge di Bilancio, obiettivo indicato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella come la priorità assoluta prima di avviare la gestione della crisi di governo aperta dal risultato del referendum del 4 dicembre scorso.

La questione di fiducia posta dal governo sulla manovra – una cosiddetta ‘fiducia tecnica’, dal momento che dopo il premier presenterà comunque le sue dimissioni – non dovrebbe avere problemi a passare. Le opposizioni non voteranno a favore, ovviamente, ma deporranno le armi dell’ostruzionismo per consentire un rapido avvio della crisi.

Dunque Renzi potrebbe già tornare al Colle domani sera, questa volta per scongelare le dimissioni e renderle effettive. Lo farebbe dopo aver messo in chiaro le cose nel Pd, dal momento che la discussione post voto in seno al partito verrà affrontata nella direzione nazionale convocata per le 15,00.

Secondo collaboratori ed esponenti dem vicini al segretario, Renzi sarebbe orientato a chiedere in quella sede un mandato per andare ad elezioni anticipate entro febbraio, ipotesi però messa in discussione dalla decisione della Corte costituzionale, che ha fissato al 24 gennaio la data della sentenza sull’Italicum e dunque farebbe slittare almeno di un paio di mesi i tempi.

Lo scenario di un voto il prima possibile è senza dubbio complicato, dal momento che sarà difficile approvare una nuova legge elettorale e il sistema attuale – Italicum modificato dalla Consulta per la Camera, e Consultellum per il Senato, con un proporzionale calcolato su base regionale – rischia di dare un risultato di elevata instabilità.

Sarebbe un azzardo, quindi, ma il premier dimissionario non sarebbe nuovo ad assumersi rischi politici. Rimane però da capire quanti, nel Pd, sarebbero disposti a seguire questa strada del voto subito. Non certo la minoranza bersaniana, i cui parlamentari sanno di non avere possibilità di riconquistare un seggio se a fare le liste sarà Renzi. Ma sembra frenare anche Areadem, la corrente – molto consistente anche per numero di parlamentari – che fa capo al ministro per i Benu culturali Dario Franceschini.

Basterà attendere domani per vedere come si evolverà la situazione nel Pd. Servirà invece qualche giorno in più per capire le evoluzioni della crisi di governo, che si delineeranno nel corso delle consultazioni dei gruppi politici al Quirinale. Se passasse la linea di un voto anticipato nel più breve tempo possibile, potrebbe anche essere lo stesso Renzi a portare il Paese al voto da premier dimissionario, se gli scenari fossero diversi, allora sarà qualcun altro a sedere a Palazzo Chigi, e non è detto che riesca a insediarsi in tempo per partecipare al Consiglio europeo del 15 dicembre prossimo.

Tags: Crisigovernolegge di bilancioreferendum

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