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Home » Politica » Referendum, vince il sì al taglio dei parlamentari. La sfida nelle regioni finisce in parità

Referendum, vince il sì al taglio dei parlamentari. La sfida nelle regioni finisce in parità

Il governo tira il fiato e non rischia. Festeggia il M5S che porta a casa una battaglia storica. il centrodestra fallisce la spallata ma strappa le Marche alla sinistra. Salvini: "non chiedo elezioni anticipate"

Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
21 Settembre 2020
in Politica

Roma – Sette italiani su dieci votano per il taglio dei parlamentari. Il Sì alla riforma costituzionale passa con netto vantaggio (Sì 69,6 – No 30,4 %), un risultato che non mette pensieri alla coalizione di governo. Lo stesso si può dire forse per le elezioni regionali che nelle consultazioni dirette finiscono in parità: Campania, Toscana e Puglia al centrosinistra mentre il centrodestra si conferma in Veneto e Liguria e strappa le Marche agli avversari. La settima regione era la Valle d’Aosta che vota con un sistema elettorale diverso con il presidente eletto dal consiglio regionale dove la Lega e il primo partito e l’Union Valdotaine che diventerà come spesso accadde ago della bilancia.

Il governo dunque tira il fiato e fonti di Palazzo Chigi confermano il barometro tranquillo: “Il premier non commenta, oggi la parola ai partiti, anche c’è soddisfazione per un voto che si è svolto tranquillamente”.

A sventolare la bandiera più importante per il Movimento 5 Stelle s’incarica il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Quello raggiunto oggi è un risultato storico, torniamo ad avere un parlamento normale con 345 poltrone e privilegi in meno, è un segnale senza di noi tutto questo non sarebbe successo”. “I cittadini ripongono fiducia nelle nostre battaglie storiche – dice il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo – istituzioni più snelle non sono più solo un obiettivo ma una promessa mantenuta”.

È molto soddisfatto anche il segretario del PD Nicola Zingaretti che scavalla le urne delle regioni senza farsi troppo male (le Marche erano date per perse in partenza) e festeggia anche il referendum. “Con la vittoria del Sì si apre ora una stagione di riforme: lo vogliamo e con gli alleati faremo di tutto perché vada avanti spedita”. Il leader dei Dem era consapevole che poteva essere lacerante anche la prova della riforma costituzionale e si dichiara “contento di essere segretario di questo partito che discute, combatte e questa volta vince”.  Soddisfazione soprattutto per la tenuta in Toscana con Eugenio Giani e in Puglia con Michele Emiliano, regioni che alla vigilia erano date in bilico. Più scontata la vittoria in Campania con Vincenzo De Luca.  

Sul fronte opposto festeggia la Lega pur avendo fallito la rivincita e perdendo con la sua candidata Susanna Ceccardi la sfida in Toscana. “Dico grazie a milioni di italiani e italiane che ci hanno dato fiducia”, il commento di Matteo Salvini. “Se i dati saranno confermati la Lega e il centrodestra saranno alla guida di 15 regioni su 20”. Per la vittoria del Sì anche il Carroccio può brindare,  il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che si spinge a chiedere lo scioglimento del parlamento ma il leader Salvini dopo  poche ore smentisce: “Non chiedo elezioni anticipate”.

Ma se la spallata al governo evocata non c’è stata, a festeggiare nel centrodestra, oltre al Luca Zaia che stravince in Veneto con oltre il 75 % e Giovanni Toti che conferma la Liguria, c’è Giorgia Meloni che nelle Marche riesce a eleggere un suo candidato, Francesco Acquaroli. “Un’altra roccaforte della sinistra sarà amministrata dal centrodestra – dice la presidente dei Fratelli d’Italia – da nord a sud è l’unico partito che cresce in tutte le regioni al voto”. Messaggio che potrebbe essere preludio di equilibri che a destra potrebbero cambiare.

Vedremo come le elezioni comunali, il cui scrutinio comincerà martedì mattina, potranno completare il quadro delle forze in campo anche se ora i riflettori sembrano tutti puntati sul posizionamento del Movimento 5 Stelle che ora con i suoi stati generali e la scelta della nuova leadership dovrà decidere in quale campo giocare e se consolidare l’alleanza con il PD.

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